giovedì, marzo 31, 2011

Anche i secondi hanno le loro priorità

è buio e non vediamo un cazzo, corriamo senza sbattere contro niente. siamo ancora sull'asfalto, ma in questa giornata inghiottita dal nero poco altro riusciamo a capire. ci fermiamo, per riprendere fiato ed ascoltare i suoni, segnali per noi di un posto più o meno sicuro. poco lontano c'è un poco di luce, forse un'insegna ancora in vita. ci appostiamo di lato, attenti a non essere illuminati.
li sentiamo, mentre ripopolano le strade che hanno appena desertificato. uno arriva camminando, si ferma sotto il giallo spento e, merda, ci vede. scappiamo via, di nuovo, rapidi e ciechi. sotto le nostre scarpe il suolo diventa erboso; poco dopo anche sotto i suoi piedi, che lo trasportano nel nostro inseguimento.
le gambe lanciano messaggi d'aiuto, stanche di mulinare chilometri senz'acqua. i nostri cavalli si spengono, lasciandoci ancor meno che a piedi, ad aguzzare lo sguardo per abituarlo al buio e riconoscere qualcosa prima di morire.
si avvicina e ci punta, ormai padrone della nostra sorte, nello stesso momento in cui mi accorgo di aver parlato al plurale solamente per farmi coraggio.


giovedì frittata: frittata di asparagi
direte voi, uno che s'inventa con gli asparagi? niente, sono privi di divertimento. uno vede un asparago e dice "t'oh, un asparago, guardalo lì", ma poi fine.
fatevi un whisky e andetevene a letto.

comunicazione di servizio: sarò via e, un giorno, anche di ritorno. come di consueto, una volta a casa, pubblicherò i post mancanti dando loro un nome riassuntivo della giornata passata fuori. sblè.

mercoledì, marzo 30, 2011

Io sono dalla parte degli interi

un procione è rimasto intrappolato con la testa dentro un barrattolo di burro di arachidi. come se non bastasse, si è rifugiato in cima ad un palo della luce.
chissà, se fosse successa la stessa cosa ad Aaron Ralston, forse si sarebbe amputato la testa.
ah, poi l'hanno salvato.

qui sotto una foto ganza di un procione ganzo che ho appena trovato.

martedì, marzo 29, 2011

Red Hot Chili Peppers - We Believe

io sono un fotografo, un cameraman, un giornalista. c'è una bambina piegata dalla fame ed un avvoltoio le si avvicina, rimango immobile nella mia postazione e scatto. non ho peso in questa situazione, la mia entità è poco inferiore a quella del vento, che passa e sposta appena qualche foglia secca. ho il dovere, il compito di riprendere quello che succede senza lasciarmi coinvolgere, dire solamente come sono e come stanno andando le cose.
che bastardo, che figlio di puttana. no, io non ho collocazione etica, sono avulso da ogni giudizio. tutto quello che posso e che potrei fare è racchiuso in ciò che tengo in mano: una penna, un taccuino, una fotocamera. documenta, documenta. io trasporto la voce, ma non posso impedirle di uscire straziata.
c'è un edificio che sta crollando, viene giù perchè è costruito con le briciole di pane ed un terremoto lo sta scuotendo come si fa con i rami degli olivi. mi ci infilo sotto ed accendo la cinepresa, mentre tutti scappano fuori senza notarmi. il soffitto inizia a spezzarsi, mentre le immagini vengono impresse sul dischetto, mosse. alzo l'obbiettivo inquadrando le crepe ed il materiale da quattro soldi che denunciano i loro costruttori e, mentre affido tutto alle mie riprese, questa è l'ultima cosa che vedo.
io sono un fotografo, un cameraman, un giornalista. non ho rilevanza in quanto attore, sono solo un testimone.

lunedì, marzo 28, 2011

schermi, sempre.
prendo il cellulare e compongo il numero o l'sms, guardo lo schermo illuminato. il telegiornale mi aggiorna ogni giorno alla stessa ora, mentre fisso lo schermo e le persone che ci sono dentro.
punto lo sguardo sulle immagini artificiali, senza complicazioni di sorta.
scelgo una canzone dal lettore mp3, chinando la testa sullo schermo luminoso. la vita da internauta al computer si consuma mentre mi consumo gli occhi, sullo schermo.
è filtrato tutto da un vetro e da colori digitali, il tempo che dedico loro sorpassa e semina il restante, trovo difficoltà a vedere qualcosa di naturale.

ho visto il tramonto, di arancione, rosa e poesia, come solo lui sa comporsi. ero fermo alla finestra di camera mia, senza nessuno schermo in mezzo al mio campo visivo.
la risoluzione del sole era pessima.

domenica, marzo 27, 2011

Ma è la facciata, non il profilo

oggi ti ho visto, con la pianola a basso volume, sull'erba. suonavi disinteressato degli altri che non c'erano, ma che passeggiavano tra le nuvole delle bancarelle.
ho pensato "vado a salutarlo, dopotutto qualcosa gli devo". invece sono andato avanti, confondendomi nella lontana folla.

sabato, marzo 26, 2011

Passione è non scontata

l'ho fatto io ed io l'ho rotto. mi appartiene la libertà di non farmelo piacere, di non vederci nulla, una volta finito.
creato e distrutto con pochissima, minima esitazione.
a migliaia, accantonati o cacciati, esclusi ed insultati, derisi e bruciati. io ne sono il completo padre e completo padrone, loro non hanno sentimento nè valore.
farò in fretta, non ti accorgerai di niente. ecco, non esisti più.
ho l'esclusiva, solamente io posso farlo.
adesso sparisci, svanisci con gli altri scarti, gli altri progetti per niente convincenti: la notte è lunga, ed io non so per quanto ancora dovrò continuare ad uccidere.

venerdì, marzo 25, 2011

A conti fatti ci si accorge che sarebbe stato meglio non farli

piano piano, i muri si spaccano. rimbomba qualcosa da qualche parte, ma i silenzi sono così pochi che chiunque ci è abituato. non c'è l'acqua, non c'è mai stata.
le persone rimangono attaccate alle cupole bianche, calpestano la polvere e i sassi senza far rumore.
il cuore della città non batte, gli alberi non crescono e gli animali, gli altri animali, non esistono. gli occhi si fissano sul verde lontano. non si corre, non si urla, si sta solamente attenti a non dimenticarsi nulla.
andare via di nuovo, senza nessuno che se ne accorga e che se ne accorgerà. si vede la Terra a metà, l'altra parte nera la fa sembrare un dipinto spezzato. le tecnologie che hanno aperto la porta alle guerre li hanno anche portati qui, al riparo dalla violenza, sulla Luna. li hanno seguiti, fiduciosi nella loro idea. dopo qualche anno però, hanno fatto eco all'artiglieria che laggiù, lontano, depredava gli uomini della vita.

mentre la guerra scivola dentro ai crateri e dentro ai Mari, lo Space Shuttle decolla di nuovo.

giovedì, marzo 24, 2011

E viceversa

questo venerdì mattina sono sinceramente e fisiologicamente stanco. ho dormito poco e mi sono dovuto alzare presto, un classico insomma.
salgo sul treno e trovo due posti liberi, sulla mia destra. occupo quello vicino al vetro, tirando giù il pianalino del sedile di fronte. ci crollo sopra, allungando un gomito sul posacenere attaccato alla parete. mi appallottolo nella mia tana perfetta, che l'imminente fase R.E.M. mi fa sembrare comodissima e silenziosa.
.
riapro gli occhi ed il treno è vuoto. guardo l'ora e capisco di essere arrivato ormai da dieci minuti, cosa che mi mette in una condizione di ritardo, costringendomi ad alzarmi in tutta fretta e a dirigermi verso la mia destinazione, trafelato.
arrivo distrutto dal tragitto, il marciapiede mi ha succhiato via anche la poca adrenalina che avevo guadagnato con il risveglio improvviso. salgo le scale con gli occhi a terra, mentre riprendo fiato e guardo l'orologio: "cinque minuti di ritardo, dai, ci possono stare". alzo lo sguardo e noto il portone, di solito sempre spalancato, chiuso.
non capisco, non capisco perchè. non ho letto avvisi, nessuno mi ha telefonato. infilo la mano in tasca ed estraggo il cellulare spento. ecco. lo accendo ed inizia a vibrarmi in mano, accumulando messaggi e avvisi di chiamata. cavolo, una volta che dormo dieci minuti in più sul treno, mi perdo la terza guerra mondiale.
inizio ad aprire il primo sms quando il mio cervello mi precede, dandomi una botta dall'interno urlando "coglione!". questo mi fa realizzare.
su quel sedile, nel mio loculo caldo e confortevole, ho dormito ventiquattro ore in più.
adesso, oggi, non è più venerdì, è sabato.

Dietnam parla del nucleare, enfatizzando a modo suo. consigliato.

giovedì frittata: frittata di porri
potrei suggerirvi di usare questi porri, ma no. non perchè non voglio che il giovedì frittata diventi una rubrica del cibo vomitevole, ma perchè so che non tutti li avete a portata di mano. ahahahah, hahah, ahah, ha. questo è una buona alternativa, ma badate bene: le uova devono essere marce, e la cottura lenta.

mercoledì, marzo 23, 2011

Pensa te se non pensassimo

ho poco tempo, il tempo è tiranno, merda. eppure mi sembrava che avesse vinto la Repubblica. boh. comunque, qui c'è bisogno di un post veloce. un racconto che sia anche una rivelazione, ma molto criptico e breve, succinto e pregnante. oppure qualcosa di divertente, da sbellicarsi. uhm.
e come si fa in questi momenti? ma semplice, si parla d'altro! o meglio, si fanno parlare gli altri. dai, vedetevi questi due "video" di Elio e Le Storie Tese che non sto nemmeno a descrivervi perchè, se foste delle persone di spiccato acume, li guardereste senza far domande.
ma voi non siete persone intelligenti, perchè leggete il mio blog.
men che meno io, che lo scrivo.

martedì, marzo 22, 2011

Tutto e il contrario di tutto: grazie ad entrambi

i polpi di montagna sono troppi: autorizzata la caccia sul territorio.
occorre pareggiare i numeri, rimettere in sesto gli equilibri e sterminare un po' di famiglie troppo popolose. certo, non ci si può mica far portare via le montagne dai polpi, che diamine. ogni tanto viene dichiarata una nuova guerra al regno a cui apparteniamo anche noi, perchè altrimenti i polpi di montagna (o altri invadenti animali) ci invadono e ci mangiano le case ed i cereali nelle scatole aperte dentro le dispense chiuse delle nostre roulotte abbandonate in garage.
poi ci sono le specie in estinzione che, giustamente, vengono lasciate stare. cioè, dicono di lasciarle stare ma poi si sa che tanto ognuno fa come vuole. "hay, un pellicano pallottoliere. figurati se qualcuno se ne accorge, se me lo impaglio". sembra che il mondo sia un'enorme collezione di figurine, e quando iniziano a scarseggiare i doppioni si decide di smettere di scambiarli. "non possiamo rimanere senza le balenottere azzure e senza i panda, ci scombiniamo tutto l'album. di' che la caccia alle balene è proibita ed iniziate a far scopare i panda come si deve".
eppure l'uomo è al di sopra di tutte questi stermini e salvaguardie combinate. il bello è che non ci sono motivi sufficienti, credo, per ritenerlo più degno di abitare il pianeta di qualche miliardo di polpi di montagna.
facciamo una campagna definitiva: chi è in sovrappiù muore, chi scarseggia vive. l'uomo sarebbe sicuramente tra i primi dieci organismi terrestri, piante ed insetti esclusi (i primi sono troppo piccoli e quindi difficili da sterminare, mentre le piante servono per fare i boschi che servono per far soldi coi disboscamenti), ma considerando la sua stupidità che lo rende autosufficiente dal punto di vista dell'ammazzarsi con le proprie mani, diciamo che può rimanere tutto così, e che la caccia ai polpi di montagna può andare avanti.

queste elucubrazioni mi hanno fatto pensare ad una canzone degli Offlaga Disco Pax, che potete godervi qui.

lunedì, marzo 21, 2011

500

esperimento.
provo a scrivere senza pensare.

c'è qualcuno, di sesso indefinito e fa qualcosa, ma non so cosa di preciso. ho smesso di leggere perchè pioveva. forse l'ombrello avrebbe potuto aiutare, forse avrei potuto mangiarmi dei sassi. farebbe male, il vino dico. grotte di tufo e canne da pesca parappapà. una casa diversa dall'unghia che mi sono appena mangiato. ci credo, abitalo te un pollice. io coltivo giardini, di quelli belli che nemmeno vi immaginate. una volta viene un daino e mi chiede se posso toccargli un corno che si è rotto nel caso faccia un miracolo, dice, se ne vedono così tanti in giro. finisce che l'uva si mangia il banchiere e nessuno riesce a capire chi abbia inventato se stesso.
capoverso, per staccare e riprendere. don din don din don. in guardia, messere, la sfido a triello. mamma, eppure c'è qualcosa di familiare in te. può darsi perchè sei la mia mamma. non parlo yiddish, proprio no.

domenica, marzo 20, 2011

Secondo te, primo me?

guardo la mia nonna dall'altra parte del suo piatto di erbette, mentre mastica e mi racconta le sue storie. le è rimasto un pezzettino di cibo, piccolo e verde, sull'angolo destro della bocca. vorrei dirglielo, ma lei parla e non la smette, ed io non voglio interromperla. commento le sue parole, ribatto, faccio sì, faccio no, ma non riesco a disinteressarmi di quella macchia, di quell'intruso che dà alla situazione un che di anomalo. non riesco ad intrufolarmi nella conversazione al momento giusto, non riesco a calcolare bene i tempi e così, l'erbetta rimane lì.
"una volta la mia sorella..e allora il mio babbo.."
verde
"ti ricordi? ah no, non eri ancora nato.."
verde
"..il tuo nonno, dovevi vederlo.."
verde.
verde cazzo. non riesco a non metterlo in ogni pausa che lei fa, a lasciarlo lì dove sta. con il pensiero mi alzo e le pulisco la bocca, oppure pulisco realmente la mia, è uno stimolo nervoso. mi riprometto di interromperla. impossibile, non ci riesco. o forse non voglio. mi rassegno, se ne accorgerà da sè una volta sola. se solo si pulisse la bocca, così, tipo per bere. niente.
dopo un'ora, è ora. devo uscire, tornare a casa mia. mi alzo, "ciao nonna, grazie del pranzo". mi avvicino e lei mi bacia sulla guancia, come d'uso. esco dalla porta che dà sul giardino, lo attraverso, faccio il giro e salgo le scale di casa mia. apro la porta, la richiudo dietro di me e vado in bagno, a lavarmi i denti.
non appena mi vedo sento salire un senso di fastidio, di schifo sincero.
stupido, dovevi dirglielo.
avvicino il viso al getto d'acqua, vedendo la pallina verde scivolare via.

sabato, marzo 19, 2011

Ancora qualcuno non si è trasferito

l'ho odiato quasi ininterrottamente fino a centocinquanta pagine dalla fine. adesso me lo rileggerei volentieri.

venerdì, marzo 18, 2011

Ecco la paranoia, ecco che se ne va

ciao a tutti, spero di non svegliarvi. vi scrivo un messaggio di addio, perchè sto per andare sul tetto di casa mia e buttarmi di sotto. starete bene anche senza di me, vi voglio bene.
invia l'sms a più persone, rimanendo un po' indeciso su chi lo meriti o meno. imbocca le scale per la soffitta, impassibile. apre la finestra appena sopra di lui, spostando la scaletta di legno sotto di essa.
merda, fa un freddo boia.
scende di nuovo in casa e si infila una maglia di pile sotto il pigiama, cambiandosi i pantaloni di flanella con un paio di jeans invernali. risale e si mette a sedere sulle tegole.
ha. m'è venuta in mente proprio una genialata stavolta. li prendo per il culo tutti. voglio vederli, quando arrivano di corsa ed io gli rido in faccia. voglio vederli, hahah.
il quartiere si riposa, perchè è giovedì sera. qualche gatto si muove ancora, i lampioni immobilizzano ciò che iluminano, dando un aspetto da fotografia. gli unici suoni sono una generalissima quiete ed un respiro che ci si mescola insieme.
eppure..
prende in mano il cellulare e controlla l'orario di invio: sono passati venti minuti. fa uno squillo: ce l'hanno tutti acceso.
cazzo, forza, svegliatevi.
mezz'ora.
forse nessuno mi ha creduto. in tal caso l'avrei preso nel culo, rischiando una bronchite per niente. no, non ci credo, non è possibile.
i gradi rimangono bassi, vicini allo zero, mentre il cielo non dà il meglio di sè, mostrando qualche stella o un pezzo di luna tra i buchi lasciati liberi dalle nuvole.
forse perchè..
di nuovo il telefono, messaggi inviati.
negativo, l'sms sembra vero, è serio.
con un'espressione normalissima, nasconde il suo pensiero immediato.
a nessuno gli frega niente di me. per forza, altrimenti..
cellulare, quaranta minuti.
..altrimenti sarebbero già qui. cazzo, non ce li facevo. nessuno di loro. loro che, alla fine, sono le uniche persone con cui esco volentieri, con cui mi diverto. però questa non è una gran bella dimostrazione di amicizia, ecco. no, cazzo, è pessima.
si guarda intorno e si alza in piedi, ricevendo un brivido di freddo in cambio di una vista più ampia. nessun rumore di auto, nessun mormorio, nessun nulla. niente. il cervello comincia a volargli giù, nell'autoconvinzione più irrefrenabile. poco a poco, ad accompagnarlo, si avvicina la tristezza.
cazzo, io ci sono sempre stato. quando stavano male, c'ero. quando avevano bisogno di questo e di quello, c'ero. ovvio, non ogni volta, ho i miei impegni anche io. però ecco, non..
lacrima.
..non me l'aspettavo, merda. e questo è ottimo, ottimo. se loro sono i migliori per me, beh, allora significa che potrò trovare solo di peggio. i peggiori cazzoni, ma figuriamoci se mi mescolo a quella gente là.
il telefono vibra, silenzioso. lo stringe con il cuore e con la mano, sblocca la tastiera. un nuovo messaggio. apri. WIND, il suo credito si sta esaurendo.
tragicomico, adesso mi prende per il culo anche il cellulare. fanculo.

il telefono vola, silenzioso finchè l'asfalto, sotto, non lo spacca in chissà quanti pezzi. si sente anche un tonfo, nè sordo nè rumoroso. i colori intorno sono ancora il giallo e il nero, i gatti continuano a sgattaiolare da un'auto all'altra. rimangono anche il freddo, la condensa sulle auto ed i brillantini in cielo.
sul tetto però non c'è più nessuno.



giovedì meladimenticosemprenonèmicapossibileunacosacosì frittata: frittata di bitume e fieno
massì, perchè no: delirio. personalmente non credevo che avrei raggiunto una tale crisi di idee da dover ricorrere a questo disgustoso asso nella manica, tuttavia, lo vedete da soli, eccomi qui.


















beh? volete anche la ricetta?
dai, perfavore.

Attenzione agli apparenti disattenti

non ho ragione per potermi dimenticare se un giorno, adesso che tutto sembra vecchio, qualcosa sia stato nuovo.

siamo attorno alla tavola, ma niente di interessante riesce ad insinuarsi nell'aria. la tovaglia è ricoperta di briciole, macchie, piatti e posate, gusci di noce. il tempo soffia le gocce d'acqua sui tricolori appesi, batte il ritmo dei noiosi minuti.
qualche parola mi colpisce e mi riporta a sedere con attenzione. lui parla di una cosa che ancora non sapevo, lei descrive i vari millenovecento, lei (l'altra) non ricorda. la storia e gli eventi non di uno Stato nè di un popolo, ma di noi.
sollevare la polvere ogni tanto, camminando sul legno, sulla farina e sui cenci. un film, di quelli da tre ore che ti lasciano con la nostalgia o il sogno, un libro, tipo i pallossissimi Malavoglia, o i poetici di Erri de Luca.
i loro pensieri sulla tavola, non quelli che hanno cambiato un'epoca nè segnato una generazione, no, proprio quelli di una famiglia insignificante e confondibile, invece. io l'ho trovata, ci sono finito dentro e me la tengo, ne scrivo dandole il peso che mi serve per tenermi attaccato a terra.
nient'altro importa, al momento.


visto Séraphine, voto dieci.

martedì, marzo 15, 2011

Non tutti saranno

sull'onda musicale di ieri, mi sono detto: perchè parlare solo di album che mi sono piaciuti?
et voilà
disco che a tratti mi fa dire "yeah" ed a tratti (molto più frequenti dei primi) mi innervosisce per la sua monotonia e scarsa originalità. quattro delle dodici tracce, nonostante i ripetuti ascolti, mi sembrano tutte uguali.
beffa finale: c'è una hidden track, questa, che secondo me è una delle canzoni più irritanti di sempre.

lunedì, marzo 14, 2011

Non migliore, diverso

è passata un po' roba per le mie orecchie, di questi tempi.
dato che non posso parlare a caso e svolazzare da una canzone ad un artista ad un genere senza piombare in un caos indecifrabile, faccio l'equo e il sistematico: due album recenti, due album un po' meno.

la quasi-opera prima, immatura e tanto semplice, madre in ogni nota del bellissimo Fight For Your Mind.

un cast d'eccezione che non poteva interpretare un film radiofonico migliore di questo, mostrando ai timpani la bella faccia dello stoner.

tutt'altro che parente dell'orribile copertina, la tracklist non tradisce aspettative: sarà perchè She's A Fast Persuader?

infiammante ed infiammabile; quinto in ordine di tempo, ma sul podio assieme a tutti i precedenti.

domenica, marzo 13, 2011

Ser Garfioldo è diventato Jon Snow Stark

Jason Voorhees e Freddy Krueger, due gran bei tipini. stanno bene lì dove stanno, nelle loro saghe infinite, ammazzano le persone e si divertono, nessuno dice nulla.
è il concetto che preoccupa, però.
se tutte le persone uccise ingiustamente tornassero in vita nelle vesti di simpatici serial killer, non sarebbe buona cosa.
mi immagino la bolgia, un mega "guardie e ladri" globale, pieno di gente che scappa e gente che la insegue brandendo un qualsiasi oggetto che possa rivendicare la sua posizione di arma sbudellante.
uhm, credo che alla lunga i vivi autentici finirebbero, assieme al divertimento. per analogia di decorso, a questo punto, preferirei piombare in una noia post-invasione di zombie.

sabato, marzo 12, 2011

Espressione e non imposizione


e poi ho scoperto questo.

venerdì, marzo 11, 2011

"Buonanotte al secchio, disse la paletta" - Ser Garfioldo

visto che roba è successa in Giappone? incredibile. sicuramente è la netta testimonianza che c'è qualcosa di più devastante di un uomo incazzato con una bomba atomica a portata mano.

succede un disastro in qualche parte del mondo. anzi no, qualcuno fa una scoperta che cambierà per sempre la vita sulla terra. anzi no, qualcuno ha bisogno di aiuto, magari miliardi di persone.
le notizie viaggiano velocissime, si spargono su tutto il pianeta e arrivano anche dove non sono i computer, a volte. questo non garantisce che quelle notizie vengano lette. ovvio, c'è chi le sparge, ma sta agli altri volerle cercare.
alle estreme conseguenze, dove ormai un po' di tv la sera e qualche blog il pomeriggio mettono a posto la coscienza, succederà veramente, una di quelle cose che ho detto sopra.
succederà e nessuno si accorgerà di niente, perchè si sarà dimenticato o avrà deciso, quel giorno, di non informarsi, di fregarsene di tutto e di tutti, almeno quel giorno. unito a quelli che già lo facevano da prima e agli altri come lui da una coincidenza resa più probabile dalla maggioranza dei primi rispetto ai secondi, lascerà un enomre, irreparabile, orecchio spento.
di là dal mondo, o forse dietro casa, lì, al parco, dove oggi ho deciso di non andare con il cane, è accaduto qualcosa. ed io non lo so, e nessun altro lo sa. e un giorno di ritardo, sarà un giorno di grida in più, che siano di dolore, che siano di gioia.

ed infine questa, emotivamente questa.

giovedì, marzo 10, 2011

Non farà differenza, se ne farà

cose che non capisco #4958202094574,9222222222222222
dico io.
perchè gli atleti fanno la pubblicità alle merendine? non ha senso. sono forse l'unico a pensare che un atleta debba seguire una dieta sana, anzichè avere il frigorifero pieno di Kinder Pinguì o essere disposto ad uccidere per un Kinder Bueno? in effetti nell'atletica non andiamo poi così bene, a livello EuropeoMondialeOlimpico. ma questo è irrilevante.
secondo questo assurdo criterio dovrei proporre a Corrado Augias di fare lo spot del Labirinto Femminile, ma ci sono dei limiti, signori miei.

giovedì frittata: frittata di farro
cuocete il farro e fateci la frittata.

martedì, marzo 08, 2011

Confini sfumati non sono confini e non delimitano, ma fondono


quelli del Nido del Cuculo sanno fare anche altro, oltre ai doppiaggi in livornese. toccante e molto saggio questo video in cui vengono "intervistati" ospiti del Centro Residenziale Basaglia e bambini di un asilo.

parte scema del post.
due mimi giapponesi a cui non so aggiungere un aggettivo soddisfacente.
due fratelli che parodizzano The Sims, fucking awesome.

lunedì, marzo 07, 2011

Appartenersi

mi gratto la barba e immagino un sole di sera. al tardo pomeriggio se ne va, per poi tornare verso le otto, come si fa dopo una giornata di mare.

le cover band, il Papa (tutti i Papi, Enrico incluso), le maglie con scritto "Italia" sopra, gli zoo. sono tante le cose che non capisco.

copione, smetti di fare quello che faccio io. e di dire quello che dico io. e di dire quello che dico io.

ieri notte ho sognato un'intera settimana di vacanza. una volta sveglio ho faticato a rientrare in questo spaziotempo.

smetti di mangiarti le unghie. lascia in pace la pelle intorno. non tamburellare le dita sul tavolo. fermo con quella gamba. esplosione, budella ovunque.

Rudy.

domenica, marzo 06, 2011

O 'na manu, I'm mad!

ohi, devi assolutamente guardarti questo film. ok, sicuro. aspetta che me lo scrivo.
cazzo, ho letto un libro bellissimo, veramente scritto bene. leggitelo se ti capita. anzi, te lo presto. leggilo, mi raccomando. va bene, portamelo domani. per adesso devo finirne un altro, ma mi segno un promemoria sulla lavagnetta.
non lo conosci? è il mio telefilm preferito! merda, sono solo due serie, non puoi non vederlo. su internet lo trovi, in streaming. gardalo perchè merita. certo, come hai detto che si chiama? ecco, scritto. appena ho un attimo di tempo lo inizio.
guarda questo, spettacolare! ah, ne hai letto qualche episodio, ecco. cazzo ma devi leggerli tutti, e peraltro in ordine. non puoi andare da un momento all'altro della storia. poi, specialmente gli ultimi numeri, hanno dei disegni favolosi. leggitelo, non puoi assolutamente non conoscerlo per bene. bello, devo ricordarmi di farmelo prestare, il mio cugino li ha tutti.
porcaputtana guardati 'sto video su Youtube perchè fa morire. mi raccomando guardalo, è un dei più spettacolari che abbia mai visto ^^. uh, ora mi copio il link su un post-it, stasera me lo vedo.

prima o poi smetterò di segnare, probabilmente quando mi accorgerò di un'incipiente scadenza. deduco da qui, come saranno i miei ultimi anni di vita. mi affannerò, giorno pomeriggio sera e notte, a guardare e leggere tutto quello che non avrò visto e letto negli anni passati. finirò tutte le liste e finirò io, mentre quelle ricominceranno ad allungarsi.

sabato, marzo 05, 2011

Il potere ha preferito non rivelare che cosa fosse prima di essere preso

gli occhi ormai non si chiudono, pensano che stasera non si riposeranno. mettono mano alle riserve di energia, si svegliano di nuovo, da svegli che già erano. ci sono così tanti tasti e così tanti sensi che potrei scrivere senza guardare, premendo casualmente le lettere.
dovranno pur avere qualcosa di compiuto, le parole. non posso scriverle così, metterle lì e sperare che nasca un significato. vero è che, se battessi i tasti senza criterio, il senso ci sarebbe: quello di non averne uno. poi da lì si dipanano un sacco di strade.
il delirio e il nonsense hanno entrambi un filo conduttore, agli altri trovarlo. eppure sono interpretazioni. venticinque lettere non diranno nulla a lui, per l'altro saranno un colpo agli occhi, da dietro, per far cadere le lacrime.

venerdì, marzo 04, 2011

Se è stato inutile, o te ne accorgerai o gli altri, quando non ci sarai più, faranno in modo che non lo sia stato

come gli oggetti insignificanti possono cambiare una giornata se combinati accuratamente con la personale inettitudine, parte prima.
tagliarsi il pollice e l'indice con un piccolo bisturi usato come trincetto per smussare la circonferenza dei pezzi di tubo di plastica sostituenti i gommini originali andati perduti ed infilati negli attacchi laterali del pianalino posteriore dell'auto in modo da farli entrare con precisione nei buchi appositi impiegando un tempo totale di trenta minuti in cui si è inoltre trattenuto un sempre più forte stimolo a pisciare.
certa gente avrebbe ucciso i passanti dalla rabbia.
peccato che la mia strada fosse vuota.

giovedì, marzo 03, 2011

Nuovi stimoli, nuove vite

sono indietro, pesantemente indietro. per esempio, nel 2002, mi sono perso questo riff spacca-ani.

poi mi ero dimenticato: visto il grinta, voto nove.

ed infine
giovedì questavoltanonmeloscordo frittata: frittata di zucchine
che frittata banale, priva di personalità. cosa mi invento? cosa mai posso inventarmi su delle zucchine? è una ricetta troppo elementare, troppo comune, senza sale. un momento, almeno a questo si può rimediare. dieci-dodici chili andranno benissimo.

mercoledì, marzo 02, 2011

"Si può fare per forza?" - E-KING

il design del blog è un dolce cazzotto in un occhio, lo so. mi ha folgorato poco tempo fa ma adesso lo vedo sempre meno attraente, tipo un falso innamoramento. lei ti piace un sacco, ha due tette enormi e sì, è la donna della tua vita. una settimana dopo ti rendi conto che non riuscirai ancora a sopportare i suoi gusti musicali ed il suo odio per il tuo cane per più di due giorni. il giorno in cui pensi questo, però, è lunedì, ed il lunedì vale doppio.

qui sotto doveva poi esserci la parte seria del post, ma mentre allungavo quella stupida me la sono dimenticata. immaginatevi un bel discorsone illuminante da farvi rimanere svegli tutta la notte a pensare "grazie, Scanner".

martedì, marzo 01, 2011

Dritti dritti alla parabola

ognuno di noi racconta una storia, dai bugiardi ai viaggiatori.
finchè ci sarà chi ne vuole raccontare, ci saranno orecchie a cui raccontarle.
le storie sono il motore, anche se poi, buffamente, da sole non servono a niente.
l'importante, comunque, è continuare a tirarle fuori, a farle o ad inventarle, chè qualcuno più interessato degli altri, disposto a dar loro vita, si trova sempre.