sabato, aprile 30, 2011

Quelli che rimarranno, e quelli che diranno di esserci ancora

la sfrontatezza, il non incularsi nessuno, almeno apparentemente. sai quanti lo fanno, sì. eppure loro stanno proprio sulle palle, sono strafottenti ed antipatici. dicono di odiare tutti, di odiarsi tra di loro.
ce ne sono a pacchi di band così.
no, ce n'è una soltanto, a mio infimo parere. pure l'accento è quanto di più snob, il loro cervello quanto di più inutile.
ma loro sono gli Oasis, ed io non posso che adorarli.
cioè, erano.

Acquiesce!

venerdì, aprile 29, 2011

Ai miei tempi c'era più tempo per attemparsi

movimenti innaturali, torcicollo.
campo visivo ristretto, conseguente nausea.
non sono sotto tortura.
atteggiamento idiota, comportamento stupido.
posizione volontariamente invariata.
non sto impazzendo.
soffocato istinto di voltarsi, principio di insofferenza.
attesa estenuante.
non sto per fare una rapina.
testa altrove, impossibile ogni piena partecipazione ad un qualsiasi dialogo.
compostezza, furtività; non dare nell'occhio.
non sono in missione segreta.

sto solamente cercando di non incrociare lo sguardo di una vecchia conoscenza.

giovedì, aprile 28, 2011

Col senno di mai

quell'uomo
che quando si vedeva
vomitava.

di casa tolse
gli specchi tutti
ogni cosa
che lo facesse riguardare.

un giorno
per sbaglio vide
su di una macchina
il suo riflesso
che gli fece pensare
di non esser poi così male.
e vomitò.


giovedì frittata: frittata di camaleonte
prendete la suddetta lucertola e infilatela nella padella con le uova rotte, niente di speciale. sta solo a voi trovarlo, un camaleonte in cucina.

mercoledì, aprile 27, 2011

Voce alle vere voci

da piccolo credevo che le ombre avessero uno spessore, una massa. in auto chiudevo gli occhi o fissavo lo sguardo su un punto per concentrarmi e sentire la macchina che sobbalzava quasi impercettibilmente, non appena ci passava sopra.
ci credevo, e probabilmente per questo riuscivo a captare quel minimo movimento di cui nessuno si rendeva mai conto, che tutti trascuravano. le ombre, immateriali, che picchiavano sulle le ruote. il loro peso, presente e tangibile, come quello delle cose materiali contro cui ognuno sbatte continuamente, accorgendosene. se solo gli altri avessere prestato un po' più di attenzione, se ne sarebbero accorti anche loro che le hanno spessore. che le cose che non si possono toccare hanno uno spessore, un valore, non appena ci si sofferma un attimo ad ascoltarlo.
chissà che non avessi ragione.

martedì, aprile 26, 2011

Una domanda non è sufficiente per una risposta

ecco cosa succede a fare i calzolai. succede che devi fare le scarpe, a tutti. quello la vuole più lunga, quello più grande. poi finisce che devi fare riparazioni a gratis, perchè son cose da nulla, da pochi centesimi. ognuno ti porta le sue, con la sua puzza dentro, con il suo cattivo gusto sotto forma di sneaker. ti pagano quasi sempre, eh. purchè però tu gli faccia le scarpe, come vogliono loro. poi capita, certo che capita, che qualcuno ti porta pure un calzino bucato, e lo vuole ricucito.
ma io, hei, sono un calzolaio, mica un sarto. portateli al sarto i calzini. al sarto che fa le giacche su misura per i morti e per i matrimoni. il sarto che lavora di metro e di forbici, che veste la gente di tutto punto.
io però, faccio le scarpe, a tutti. e le faccio in entrambi i sensi.
anche al sarto.

lunedì, aprile 25, 2011

Anche se tieni il volume basso, piano piano la musica ti entrerà ugualmente in testa, sostituendosi a tutti gli altri suoni

questo lo scrivo come viene.
bhe, nonno, ne è passato di tempo. sessantasei anni. adesso mica ci rendiamo conto, io mica mi rendo conto. me ne hai raccontate a pacchi, me ne ricorderò due o tre. sono rimasti in pochi a ricordarsene, in pochi a dimenticarsene, in molti a dimenticarsi di chi si ricorda. apologeti del ventennio, non vi chiedo di inneggiare alla Costituzione, ai suoi valori, non ci arrivereste. vi chiedo di riconoscere che quelli lì, quei partigiani nascosti nelle campagne, padri di famiglia e ragazzi sognatori (senza dimenticare le donne), ai vostri grandi ispiratori e miti con l'aquila sul petto, gli hanno fatto un culo così.

viva la Liberazione, viva.
saremmo qui anche senza, certo, ma anche senza la soddisfazione di esserci guadagnati questo Paese, per quanto merdoso sia diventato. un attimo di riflessione, prego, prima di pensare a riformare la Carta. c'è da lavarci via il sangue di migliaia di persone, versato per arrivare a scriverla con saggezza ed esperienza di cose di cui noi oggi conosciamo solo il significato che ne danno i libri. meditate, perchè avrete a che fare con macchie molto, molto ostinate.

domenica, aprile 24, 2011

Delicate sound of thunder

apro insieme due pagine Web ed attendo il caricamento. mi sposto da una all'altra, pronto a buttarmi a capofitto sulla prima che mi apparirà. aspetto, ma non succede niente. il nome compare in alto, sul rettangolino della scheda, accanto ai pallini neri che girano in cerchio. continuo a visualizzarle, cliccando con il mouse.
rassegnato, per ingannare l'attesa, apro d'istinto una terza pagina, senza rendermi conto che così facendo innescherò una catena senza fine.

sabato, aprile 23, 2011

Non sto bluffando, sono solo in ritardo

"quella tra i denti di Moratti è muffa o merda?" cit.

venerdì, aprile 22, 2011

Ci penso io, ma risolvetelo voi

questo post non è convincente.
questo post non è per nulla convincente.
dovrebbe ispirare qualche riflessione o aprire una finestra su qualche altro mondo, ma non è così.
questo post è autoreferenziale, sterile.
questo post è dunque inutile.
questo post non esiste.

Non farsi distogliere solo in caso di buone speranze

fa rabbrividire, il suo blog ancora lì, ad aspettare di essere aggiornato. fateli a lui, i funerali di Stato, non a chi è morto per uccidere.
omaggio a te.

giovedì frittata: frittata di fiori di zucca
pietanza difficile ed adatta solo a pochi virtuosi, ha una preparazione che richiede diverse settimane. è infatti necessario arare, seminare, concimare ed innaffiare la propria testa per poter disporre dei fiori, appunto, di zucca. oppure, dato che siamo in primavera, è sufficiente chiederne un po' a chi è più abilmente riuscito a farsi crescere direttamente un albero.
una volta presi i fiori, fate la frittata.
la pianta che nel frattempo vi sarà cresciuta tra i capelli dovrebbe essere asportabile chirurgicamente senza grossi problemi.

mercoledì, aprile 20, 2011

Aiuole

da oggi sarò produttivo, farò un sacco di cose che prima non facevo. cioè, ormai è tardi, quindi è sottointeso che inizierò da domani.
dicevo, sarò produttivo, mi renderò utile alla società ed alla comunità. oddio, su due piedi così non saprei cosa fare. intendiamoci, non mi sto tirando indietro, sto solo dicendo che probabilmente avrei difficoltà a capire a cosa potrei dedicarmi per rendermi realmente utile.
facciamo così, seguirò i consigli. ogni consiglio è ben accetto, capito? produttivo, ho detto, promesso. basta solo che qualcuno mi dica cosa fare. uno mi dice "fai questo" e io lo faccio, "fai quello" e io lo faccio.
nel frattempo aspetto qui.
...
è un po' noioso però, stare qui senza far nulla. testimonianza del fatto che ho voglia di rendermi utile, di fare per tutti!
facciamo che nel frattempo, mentre aspetto, dormo un po'. così mi riposo, e sarò pronto non appena mi chiamerete. non dovete far altro che svegliarmi.
io allora ci conto eh, chiamatemi.
buonanotte.

martedì, aprile 19, 2011

Stare soli insieme

il guaio delle macchie d'olio è che su molti tessuti, quando sono "fresche", sono identiche agli schizzi d'acqua. uno è lì che mangia beatamente, mette in bocca l'ultimo pezzo di pane e si alza dalla sedia. fa per scuotere la maglia e togliersi le briciole di dosso quando gli cade l'occhio su un punto preciso.
"sarà acqua, chi se ne fotte" pensa, e se ne va spensierato. dopo un'ora è ancora lì: "merda, è olio. adesso mi tocca lavarla".
"cazzo, olio" pensa, e corre a sciacquare la maglia tutto preoccupato (che poi non serve a niente, ma lui non lo vuol capire). dopo un'ora non c'è più nulla: "era acqua, fanculo".
il guaio della vita è questo, che capisci sempre troppo tardi se sei di fronte ad una macchia o ad uno schizzo, e precisamente nel momento in cui hai già fatto una scelta. scelta che sempre si rivela essere stata o inutile, o sbagliata.

lunedì, aprile 18, 2011

Inesistente controllo delle emozioni

leggendo di bioetica, mi sono imbattuto in questo poetico racconto latino sulle origini della cura:

"La cura stava attraversando un fiume quando scorse del fango cretoso. Pensierosa, ne raccolse un po' e cominciò a dargli forma. Mentre stava riflettendo su cosa avesse fatto, ecco che interviene Giove. A questo punto, la cura prega Giove di infondere lo spirito a ciò che essa ha fatto senza però sapere cosa sia. Giove acconsente volenieri, però poi la cura pretende di imporre il nome a ciò che ha fatto e Giove non è d'accordo. Mentre Giove e la cura litigano interviene la Terra che reclama il battesimo di ciò che è stato fatto in quanto parte del suo corpo, il corpo della Terra. I disputanti eleggono Saturno, il Tempo, come giudice. La decisione di Saturno, incontestabile, è la seguente: Tu, Giove, hai dato lo spirito e al momento della morte riceverai lo spirito; tu, Terra, hai dato il corpo e riceverai il corpo; poichè per prima fu la cura che diede forma a quest'essere, finchè esso vive, lo possieda la cura. Per tutta la vita l'uomo è l'essere della cura e visto che proviene dalla Terra, dall'humus, il suo nome è homo"

(lo so, i tempi verbali sono un po' sgangherati)


blogosfera: oggi Jon Snow Stark ha scritto un post particolarmente geniale, vi invito a leggerlo quanto prima.

domenica, aprile 17, 2011

Deludere è di spada morire

epico.
ringrazio Daisy per avermelo presentato.

sabato, aprile 16, 2011

Thanatos

sono in macchina e mi vedo passare davanti un cagnolino bianco. freno per non passargli sopra. poco dopo, alla prima rotonda, si affaccia sulla carreggiata un cane di taglia media, di colore marroncino. stanno uscendo fuori tutti, che cazzo sta succedendo.

i Subsonica dal vivo sono fantastici.

venerdì, aprile 15, 2011

Personalissime colonne sonore

il buio, la pioggia o quant'altro erano ormai clichè irrispettabili. pure i tempi passati sapevano di già visto, scontato. l'ambientazione, la stanza o la strada, sembravano battute da un'eternità, e non c'era modo di ripopolarle o riarredarle con uno stile particolarmente nuovo.
a suo giudizio, non c'era proprio nulla da raccontare. la prima persona singolare, ferma e spenta, decise che quel giorno non sarebbe nata nessuna storia.

giovedì, aprile 14, 2011

E' oggettivo che, in generale, nessuno ci abbia ancora capito un cazzo

mia colazione per lustri, non si è fatta trovare sullo scaffale del supermercato per ben due spese consecutive. inizio a preoccuparmi.

giovedì frittata: frittata di puntarelle
prendete un paio di galline e portatele su un pianeta che abbia una gravità di molto maggiore rispetto a quella terrestre. per la Legge di Newton queste faranno uova a punta, poichè fortemente attratte dal suolo. con quelle uova fate una frittata aggiungendo, a causa del dubbio sorto sul termine "puntarelle", puntine da disegno, punteruoli, punti croce, punti e virgola, ponti levatoi e puntinisti tipo Seurat o Signac.

mercoledì, aprile 13, 2011

Tu credi di essere un miscredente ed invece sei credente nel tuo credere di non esserlo affatto

c'era quel gatto in mezzo alla strada, piegato su un fianco. se ne vedono mille, capirai.
sembrava morto da poco, lo deduco dal fatto che nessuno ancora lo avesse dilaniato con le sue ruote. gli sono passato di fianco come tutti.
che poi magari era una gatta, ho detto gatto così, per generalizzare. magari era di qualcuno, che piangerà a vederselo lì.
un'ostacolo, fermo, da evitare. io l'ho evitato, e come me quello davanti e quello dietro.
un po' ci ho pensato, mi è rimasto in testa. tipo per altri sei-settecento metri.
che egoista, che cazzo di merda. potevo fermarmi e toglierlo di lì, dare una dignità alla sua morte.
il fatto è che facevo tardi, ero di corsa. e come me quello davanti e quello dietro.
sulla strada non si ferma nessuno, è la legge. tutti tirano dritto per i fatti loro, non c'è tempo di pensare a cosa c'è sopra l'asfalto.
nemmeno se ti metti in mezzo e li chiami, cerchi di riportarli al mondo che li circonda. niente.
al massimo, ti danno un passaggio fino al cimitero.

Zaz, che roba.

martedì, aprile 12, 2011

Stare, anche se non c'è posto, dove si vuole stare

i record stanno lì per essere abbattutti, per appropriarsene, oppure per essere ammirati da lontano. un po' come i limiti.
e tutte le volte che un primato atletico viene superato, è solo questione di secondi, a volte di millesimi di secondo. eppure, anche se vengono smussati di poco, prima o poi i tempi diminuiscono. c'è sempre qualcuno che li rincorre e se li butta alle spalle come cartaccia, osannato dai cronisti.
piano piano ci arriveranno, ai sei secondi sui cento metri piani? ci arriveremo ai quaranta secondi sui cento metri in acqua? a saltare nove metri?
verrebbe da dire sì, sì e ancora sì. ragionando, però, non è pensabile scendere sotto una certa soglia.
i record, appunto, mica sono come i limiti.

La pigrizia sposa il non smentito con il vero

è un tipo strano.
una volta lo incontrai alla fermata dell'autobus, la prima volta che lo vidi. ero piccolo, lui mi disse che andava dalla sua mamma. aveva con sè dei prodotti per le pulizie, io gli chiesi se fossero per lei.
a dire la verità, forse cercando di interpretare le sue azioni, domandai se fossero un regalo. mi rispose di no, comunque.
notavo, mentre mi parlava, che qualcosa non andava. era molto distinto, pacato e preciso.

ho continuato ad incontrarlo, ogni tanto, ma sempre raggiungendolo con lo sguardo e mai con la parola. l'ho visto spesso, attraverso i vetri della mia macchina, fermo ad aspettare il numero quattro. più o meno mi è sempre sembrato lo stesso.

adesso la fermata dell'autobus, dove l'ho incontrato anni fa, è cambiata. oggi era lì, solo, che scuoteva la testa freneticamente e si agitava con intermittenza, a gridare a me, di là dal finestrino, che pure lui è cambiato.

domenica, aprile 10, 2011

Stranamente è tutto normale

i suoni della stanza accanto entrano in punta di piedi nella mia, si mettono a sedere qui vicino. c'è un pianoforte che suona e un uomo che canta, ci sono dei fiati ed un contrabbasso. è jazz. la casa si scioglie ed i miei pensieri si fanno neri e scuri, ma tranquilli.
sento partire un applauso, e questo ferma tutto.
le pareti si solidificano di nuovo, ricomponendosi tutte storte, mentre il mio cervello rimane in una specie di limbo tra la coscienza e l'attesa spensierata di un'altra dose di note.
eppure niente, i comuni rumori del mio abitato sono tornati ad abitarlo, senza
hey. nel mio attimo di distrazione un'altro battito di mani ha spezzato l'atmosfera casalinga, dando una spinta alla musica. arriva la siringa, dolce carezza sulla materia grigia, spazza il falso silenzio sotto il tappeto. posso di nuovo chiudere gli occhi e godermi l'uomo che canta sopra il pianoforte e la tromba, abbracciato al contrabbasso e
agli applausi. finito.

sabato, aprile 09, 2011

L'amarezza dello zucchero

ho pensato.
no, in realtà non l'ho fatto.
nessuno l'ha fatto per me e io sono contento così.

quanti meritevoli, quanti sono fuori, a farsi sentire. spargono la loro arte e la loro bravura, si fanno con essa conoscere.
quanti meritevoli, quanti sono nascosti, a premere sulle pareti. confinati stanno a guardare dietro la ringhiera o dietro lo schermo, gli altri che ce l'hanno fatta.

venerdì, aprile 08, 2011

giovedì, aprile 07, 2011

Ridurre la distanza tra riconoscimento e risoluzione

"ciao..hai già votato?"
"ciao. no, e non credo che lo farò."
"non credi, appunto. potresti comunque farlo, e mentre lo fai potresti pensare 'Dio, non ci credo, sto votando'."
"giusto. allora non voglio, non voglio votare."
"qui può entrare in gioco la coercizione."
"può, hai detto bene. logicamente parlando sì, può, ma se lo facessi realmente non sarebbe lecito, non puoi costringermi. in teoria, votare è un diritto."
"in teoria, certo. ma sempre in teoria votare è un dovere."
"è un dovere votare consapevolmente. io non ho idea di chi siano i candidati, non sono informato."
"è un tuo dovere essere consapevole. fuori ci sono i programmi, leggiteli e vieni a votare; il seggio chiude alle quattro, ti aspetto."
"così è già meglio, adesso vedo."
"sì sì, dai dai. vieni a votare dai, ti aspetto eh."
"..."
rientro dopo un'ora, lo vedo lì che parla con qualcuno. cazzo, ma non mangia questo?
mi infilo su per le scale alla mia sinistra, prima che possa vedermi.

giovedì frittata: frittata fatta
è già pronta, non dovete far altro che lasciarla lì dov'è. mi sembra ovvio sottoscrivere che chi la mangia è scemo.

ah, oggi uno strano tipo che non conoscevo mi ha baciato in bocca. voi pensate quel che vi pare, io penso solamente "mah".

mercoledì, aprile 06, 2011

Tutte le terre sono isole, è solo questione di dimensioni

tanti hanno scritto di me, un sacco di gente. di me parlano i giornali e i libri, le canzoni e le poesie: sono famoso.
io faccio parte della massa, o almeno ne ho sicuramente fatto parte qualche volta. un sacco di gente scrive della massa, io ci sono stato dentro. sono importante, in tanti hanno scritto di me, pochi non mi conoscono.
uno legge "la massa di qua, la massa di là", esatto! in mezzo ci sono anch'io, mi vedete?
certo, a volte sono stato estraneo (alla massa), come si suol dire, mica posso esserci sempre. però quando ho potuto ci sono entrato, ne ho fatto parte. allora gli scrittori giù a scrivere, a parlare di me, a raccontare di me.
ci tengo a farvelo sapere; nessuno si è mai particolarmente accorto che io ci fossi.

martedì, aprile 05, 2011

Verso il centro della polarità

ti abbiamo perso, carta. ricompari, esci da qualche parte e fatti vedere, con gli angoli alzati.


nasciamo e finiamo in un passeggino, spinti da qualcuno che a noi diventerà più o meno caro. ci spingono avanti e ci spostano, ci fanno evitare gli ostacoli facendoci troneggiare protetti da tutto, con il sonno a portata di mano.
poi cresciamo e ci troviamo in piedi, dietro, a spingere qualcun altro che si addormenta sulle ruote. guidiamo noi adesso.
infine la vecchiaia ci rapisce, il tempo torna indietro e il culo si abbassa di nuovo. ci spingono di nuovo, in un ciclo infinito. stavolta c'è la sedia a rotelle, ma c'è ancora la vita, quella dell'inizio. la vita che si slancia e che viene fatta slanciare, con le spinte che ci accompagnano.

lunedì, aprile 04, 2011

Si può scherzare su tutto, a tempo debito


non posso non esternare il mio amore per l'album di cui sopra, che si chiama † ed è firmato dai Justice. le linee di basso funkeggianti si trascinano dietro un'house ben fatta, oscura e molto caratteristica. si sentono gli ingranaggi che si incastrano, i robot che interagiscono con l'uomo. dalle sequenze di note arrivano colpi al petto, mentre il ritmo si sprigiona costante e senza passi (di danza) falsi.

domenica, aprile 03, 2011

In anticipo ancor prima di poterlo essere

"De Santis Pasquale
Appuntato del Corpo degli Agenti di Custodia nato a Teramo il 21/01/1904 in servizio presso la Casa Reclusione di Porto Azzurro. L'11 settembre 1943 di servizio alla portineria dell'istituto veniva aggredito e pugnalato da un detenuto. Sebbene ferito riusciva ad aprire il cancello interno all'istituto, consentendo l'intervento dei commilitoni ed impedendo così la preordinata evasione degli ergastolani, prima di abbattersi a suolo esamine. Mirabile esempio di spirito di servizio ed altissimo senso del dovere, spinti sino all'estremo sacrificio. In data 3.06.2005 gli è stata conferita dal Ministero dell'Interno la Medaglia d'Oro al Merito Civile alla Memoria."

un parente lontano nel sangue, vicino nel sentimento.

sabato, aprile 02, 2011

un vestito di sole

venerdì, aprile 01, 2011

indecifrabile incoerenza