sabato, novembre 28, 2015

Il tempo della protezione dei supermercati

passo sopra le strisce nuove che riflettono la luce dei lampioni e rivelano la faccia ancora viscosa su cui si è posata l'umidità notturna.
fermo l'auto nel piazzale delle scuole completamente vuoto e grigio, da dentro l'edificio qualcuno urla di paura. tiro il sacchetto nero, richiudo il cassonetto e risalgo in macchina, mi allontano mentre si sono addirittura affacciati ai vetri delle aule superiori, battendo per chiedere aiuto.
faccio la prima curva in discesa e sulla sinistra dove prosegue una strada sterrata c'è un'altra auto, una bella auto con dentro un uomo e una prostituta. sanno che li ho visti, si allontanano da me mentre io mi allontano da loro.
sulla provinciale c'è una piccola auto che frena a intermittenza, sbanda un po' e poi prosegue. io la seguo, tengo la distanza ma la seguo, la guardo e mi sento un dio che vede gli uomini un attimo prima che tocchino la morte, senza poterli fermare. se si schianterà, non avrò nessun Regno in cui accoglierlo. sbanda ancora, ma io lo seguo, finché le nostre strade si dividono.

stanotte il mondo mi ha sfiorato ma non ho allungato il braccio per sfiorarlo a mia volta, l'ho guardato girare e l'ho lasciato dov'era, mentre guidavo in pace verso la fine della mia giornata.

lunedì, novembre 23, 2015

Se muori ti ammazzo

non ho più tempo stanotte, voi state dormendo. vorrei riavvolgermi come questa chitarra che suona al contrario ed entrare dentro il letto all'ora giusta.
invece mangio me stesso mentre divoro il tempo, quando non ho più dita, quando non ho più minuti.

ho un fratello terrorista che scappa per l'Europa, era in classe con me, era di quella compagnia che conoscevo, sento di dovergli dire qualcosa perché noi alla fine siamo cresciuti insieme. non esiste la colonna sonora per togliere la vita, ma di sicuro la musica non cesserà perché voi lo fate. torneremo a ballare, e voi avrete perso, sia dentro gli abitacoli dei bombardieri sia dietro ad un AK-47.

venerdì, ottobre 02, 2015

A volte rivoltano

scrivere è terapeutico, scrivere fa uscire un sacco di roba o perlomeno mette ordine. mi libera da quel ragno che vedo incatramato nell'angolo tra due pareti e il soffitto. lo fisso, e lui probabilmente fa lo stesso, sono anni che è lì, che non si muove. forse è morto stecchito, oppure aspetta che qualcuno lo liberi dal catrame. ma qui in città non rifanno nemmeno i marciapiedi, figuriamoci se vanno a rimettere a posto il catrame sul mio muro.