lunedì, maggio 31, 2010

Pieni di niente

e anche Dennis Hopper se n'è andato e dietro di lui Gary Coleman e Ronnie James Dio e chissà quanti altri.
del primo non ho mai visto Easy Rider e me ne faccio una colpa a cui vedrò di rimediare. ho solamente sentito la sua voce in Fire Coming Out Of A Monkey's Head dei Gorillaz: fantastico. a volte la ascolto solo per arrivare verso la fine quando dice: "and then...nothing".
del secondo so che ha interpretato un certo Arnold. mai vista una puntata, se non quelle doppiate dal Nido del Cuculo. ce n'era una sulle Geox che mi faceva sbudellare per terra anche tre o quattro volte di fila, ma non la trovo. in compenso anche questa dà un discreto accartocciamento di addominali.
del terzo invece mi rimane un ricordo. un giorno in cui ancora non sapevo chi fosse, cambiai lo sfondo del pc di un mio amico mettendoci una foto a caso. in Google Immagini cercai "Dio" e mi uscì questa foto. viene da sè che, data la mia inconsapevolezza, accostare a Dio quel tipo con le corna e la faccia da mezzo scartoccione, faceva ridere.

in sostanza me io me li ricordo ben poco, ma ho bei ricordi.
forse importa solo questo, quando una persona non c'è più.

domenica, maggio 30, 2010

Lascia perdere, se vuoi vincere

il suo ultimo ricordo fu la sua prima dimenticanza.
ripensò a quando si scriveva tutto, nomi, numeri, appuntamenti, impressioni. tutto.
fogli, quaderni rempiti da centinaia di penne che una dopo l'altra si erano avvicendate nel suo studio.
usava le Bic, perchè gli avevano detto che con quelle potevi fare un buco in gola per le emergenze, tipo un soffocamento. ed il suo cane si strozzava spesso, mangiando, perchè aveva un'infiammazione cronica nella trachea.
non sapeva se avrebbe potuto funzionare, una Bic sul collo di un cane.
intanto però ce l'aveva.
guardò davanti a sè e l'angolazione che aveva, sdraiato a terra, non assomigliava per niente a quelle riprese dei film che vogliono imitare la vista dell'uomo che cade giù morto, riverso sulla strada.
quella sera era uscito sul tardi, verso le undici. passando per le strade della periferia aveva visto Sahid uscire dal retro del bar con un sacco di spazzatura in mano. "è domenica, cazzo" aveva pensato. accostando era sceso, per fare due parole con quell'uomo che viveva dietro al bancone, solo, da sempre.
poi la coincidenza di trovare l'altro per strada, vederlo estrarre la pistola e sparare, regolare i conti.
"ma guarda te, cazzo. mi fermo per fare una buona azione e incontro 'sto pezzo di merda" aveva rimuginato cercando, sanguinante ma ancora in piedi, la sua Beretta.
gliel'aveva puntata contro ed aveva premuto il grilletto.
ma era uscito solo un beffardo click.
poi era stato tutto velocissimo fino a terra.
e giusto prima di rimanere a fissare il vuoto con una faccia ebete, si ricordò di quando, uscendo, aveva preso la pistola da sopra la scrivania, dimenticando di caricarla.

sabato, maggio 29, 2010

"E tu da dove spunti?" disse la matita al temperino

la mia Playstation 2 è rotta. da un po'. l'estate scorsa riuscivo ancora a giocarci nonostante si incantasse ogni tanto, in quanto i miei studi tecnici e specialistici sul mondo delle consoles mi avevano permesso di sviluppare un metodo di riparazione istantanea basato sui cazzotti.
oggi ho trovato uno che, fhOrsse, me la ripara.
in caso positivo, la iscriverò ad un corso di autodifesa.
per chi volesse finanziarlo, è possibile effettuare una donazione al PS2 Rehab Center di Barcola (TS), dove tra l'altro va in vacanza Margherita Hack, il quale si occupa del reinserimento sociale di consoles obsolete.
info: per scoprire tutti i dettagli della tecnica del cazzotto, è sufficiente chiudere la mano a pugno, sollevarla in aria guardando la Playstation con occhi potenti e far calare su di lei l'estremo rimedio.

mi ricordo, fra le altre cose, che una maestra delle elementari mi segnò errore "Playstation" sostenendo che andasse scritto "Play Station". probabilmente adesso o si è ricreduta o pensa che esistano un iPh One ed una Nin Tendowii.


visto cella 211, voto 8.
letto seta di Baricco, voto 9.
ascoltato wish dei Cure, voto 10.

venerdì, maggio 28, 2010

cazzo la pubblicità su YouTube. oltre al web 2.0 farebbe comodo anche una pubblicità 2.0. ad esempio
mi appioppi uno spot della Barilla prima di un video di Charlie McDonnell e mi costringi a guardarlo per ben, e dico ben, 15 secondi?
ok, io voglio poter caricare un video a mia volta che venga prima della tua pubblicità in cui do fuoco ad una scatola di petardi cosparsa di cacca ed in cui dico che il risultato sarà visibile subito dopo il mio suddetto video. voglio poter andare sul tuo canale, puzzolente pubblicitario, e scriverci augurandoti i brufoli dentro al naso, sugli occhi e soprattutto dentro alle orecchie, che fanno un male incommensurabile quando tenti di schiacciarli. voglio poter commentare direttamente il video della tua pubblicità, dandoti consigli su come rendere lo spot della passata al pomodoro più interessante attraverso certi metodi professionali che fanno uso di alieni alcoolizzati e palline in 3D che rimbalzano dovunque inneggiando alla rivoluzione contro la pasta al pesto. voglio che se la tua pubblicità che mi toglie 15 secondi di tempo (e se la metti dovunque io perdo un minuto ogni 4 video!) non è skippabile ("skippabile" esiste?), nemmeno i miei video siano skippabili e nemmeno quelli di tutti gli altri milioni (miliardi?) di youtubers. va da sè che faresti prima te, brutto barilliano o barillomane o barillo o come si dice, a rendere skippabili i tuoi spot.
infine, per inciso, io compro Giovanni Rana.

venerdì risotto: risotto con birra e speck
un vero piatto da Gasthaus, da consumare in compagnia di ruttanti amici dalle guance rosse e barbe lunghe sporche di würstel.
per la preparazione occorrono, indipendentemente dalla quantità di mangianti, una dozzina di litri di Splugen, svariati chili di speck Alto Adige IGP ed una padella molto grande.
di risotto ne basta poco.

giovedì, maggio 27, 2010

mercoledì, maggio 26, 2010

Volare è scendere nel mondo dei sogni

c'è una donna che aiuta la mia mamma a fare le pulizie in casa, il mercoledì mattina.
credo che sia la persona più (almeno esteriormente) solare che conosca: ride sempre. forse con l'aiuto di qualche sostanza illecita ma non ci giurerei, non sembra il tipo.
un giorno proverò a offrirle una canna.
perchè tipo io la saluto e lei mi saluta ed inizia a ridere.
dico una cosa, mi risponde ed inizia a ridere. anzi, dico una cosa, inizia a ridere, mi risponde, riprende a ridere.
e mette allegria.
l'altra mattina sono tornato a casa con lo stomaco ribaltato che ululava in sedici lingue (tutte di ceppo ugro-gastrointestinalfinnico) diverse che se non mi precipitavo in bagno a fare la cacca avrebbe indetto una grande rivolta per testare la fedeltà del retro delle mie mutande. insomma rientro a casa piegato in due dal dolore ed entro di volata in camera per lasciare due cose e poi precipitarmi al cesso e mi trovo davanti lei che sta pulendo le finestre e mi saluta ridendo.
tutto qui.
però a ripensarci mi fa ridere.
lì per lì avrò mormorato sì e no un "ciao" sbiascicato e sommesso con la voce a metà tra Fantozzi, Yogi e un orco in punto di morte.

ma ha anche un'altra qualità. non rimette a posto le cose nei punti in cui dovrebbero stare.
ora, capisco sbagliarsi di tot, perchè capita.
però stamattina ho trovato la bottiglia d'acqua che tengo accanto al letto sulla libreria.
!?


(e la mia - sì, la mia - cane continua a mangiarsi le cacche delle tartarughe)

martedì, maggio 25, 2010

200

ci sono quei giorni che il caldo ti lecca le ascelle e te le bagna, il sole ti tira i sassi sulla testa. questi sono quei giorni.
arrivo a piedi in lavanderia a ritirare due cose, con il pensiero costante ma anche un po' sbiadito dalla rassegnazione che i Litfiba siano tornati insieme solo perchè avevano finito i soldini. e il video di Sole Nero fa cagare, sembra fatto tipo "vai, mettetevi lì e fate due boiate, senza impegno. tanto poi dietro vi montiamo un bellissimo sfondo fatto con After Effects che ha fatto il mio bimbo di dodici anni".
nel frattempo mi convinco che Jack Frusciante è uscito dal gruppo sia un gran libro sin dalle prime cinquanta pagine che fino ad adesso ho letto, che Gunny di Clint Eastwood sia un film dalla paternità inspiegabile. tra l'altro, nel film, Clint sembra Jean-Claude Van Damme.
aggiungere poi la frustrazione di essere rimasto sveglio fino alle due di notte per finire di vederlo (e uno) e di essermi accorto che, verso metà, sul 6 stava iniziando Hot Fuzz (e due) (e qui c'è il trailer giusto per farvi rendere conto di che roba mi sia perso).

porcaputtana.
Emule si è aggrappato ai coglioni del mio pc e lo fa lavorare lentissimo.

poi prendo il telefono e faccio un numero, ma nel frattempo che squilla faccio un'altra cosa e poso il telefono. speriamo non risponda mentre..
e infatti non mi è quasi mai successo che qualcuno rispondesse. sarà stato di sicuro qualche anno che non mi succedeva.
oggi mi è successo e vabbè, è un po' come quando ti chiamano due volte perchè la prima sei nel mondo dei sogni.

lunedì, maggio 24, 2010

L'attesa è il disinteresse del presente

quella moto gli stava incollata al culo.
lui era più o meno a metà del lungo stradone, in macchina.
soli.
nessun'altra auto batteva l'asfalto incendiato dal sole delle tre.
e invece eccone una, più lenta, che viaggiava nella loro stessa direzione.
mise la freccia all'improvviso, svoltando rapida e costringendolo ad una mezza inchiodata.
spostò l'occhio sullo specchietto e vide il motociclista ripartire con lui, ma con un'espressione strana. da colpevole, quasi.
e se lo aveva tamponato?
non l'avrebbe potuto sentire, aveva la musica alta e probabilmente aveva solo toccato la macchina. quanto bastava per rigarla visibilmente.
lo fece passare, cercando avidamente il retro della moto per leggere la targa.
7E DCT.
la moto sfrecciò via veloce, scomparendo al primo incrocio.
7E DCT. doveva ricordarsela.
appena fosse sceso, avrebbe controllato eventuali danni.
alla polizia avrebbe detto che quello stronzo aveva una moto...bordeaux! almeno così gli sembrava. e sì, era targata 7E DCT e l'aveva tamponato andandosene subito dopo.
7E DCT.
si fermò e scese.
cazzo, se c'era un graffio quel motociclista glielo avrebbe ripagato al centimetro.
guardò dietro ed incontrò la vernice rigata.
Cristo.
7E DCT.
e se il graffio c'era già e non lo aveva ancora notato ed aveva solo pensato male?
7E DCT, 7E DCT. che fare?
rimontò in macchina e partì, indeciso.
svoltò senza pensare e vide, al bar sull'angolo, la moto parcheggiata.
7E DCT.
era nera, non bordeaux. chissà perchè cazzo gli era sembrata bordeaux.
sarà stato il sole.
stette lì, a guardarla, poi proseguì ed il bubbio gli rimase.

domenica, maggio 23, 2010

sabato, maggio 22, 2010

Momenti a scapito del tempo

altruismo berbero.
lo chiamavano così anche se non aveva molto da spartire con i popoli nordafricani, nè con le loro usanze e tantomeno con il concetto di altruismo. in pratica, era una sorta di vendetta perseguita da chiunque, senza alcuna preoccupazione nè particolare rabbia o rancore. le regole del buon vivere in comunità erano ben chiare e non scritte, ed andavano rispettate. se qualcuno sgarrava anche di poco, scattava la violenza, come una molla meccanica. agiva il più vicino e gli altri lo coprivano; era naturale ed abitudinario, ma non era servito a rendere la parte del lungofiume della città migliore delle altre.
lì, dove tra mille altri stava il suo appartamento popolato da lei e dal suo pappagallo, in diversi avevano pagato un mancato saluto con un orecchio e a loro volta avevano incendiato l'auto a chi teneva il televisore troppo alto.
era una cosa normale, c'era sempre stata, come i vecchi costumi o i dialetti del dopoguerra. anche chi non era anziano sapeva; era più o meno sufficiente essere cresciuto lì, la maggior parte delle risse, degli incidenti, dei decessi, erano dovuti all'altruismo berbero.
i giornali ne parlavano sì e no, ma sembrava più che altro che lo ritenessero una cazzata, come una specie di credenza paesana a cui tutti attribuivano il male.
l'altruismo berbero aveva la stessa considerazione che avrebbe potuto avere lo Yeti in un servizio sull'abbassamento di temperatura in montagna.
tuttavia ogni tanto, tra una parola e l'altra, ce lo infilavano.
lei, chiusa nel cemento del condominio, passava le giornate ad aspettare il momento giusto per uscire o per fare qualsiasi cosa. un po' era perchè sua nonna, con la quale era cresciuta dopo l'addio prematuro dei genitori, l'aveva fatta diventare paranoica e un po' perchè c'era veramente da stare attenti.
a volte addirittura, quando il pappagallo si metteva a far confusione, lo stringeva in una mano per togliergli il fiato e farlo smettere, impaurita che qualcuno lo sentisse con fastidio e le facesse rimpiangere di non averlo zittito prima.
quando usciva se lo portava dietro, nella gabbia.
anche lei, una volta, aveva adempiuto al suo compito.
il suo, come tutti quelli degli altri, era stato un gesto freddo e nessuna emozione le aveva suscitato. era solo il dettame fanatico di un'usanza stupida e insensata, radicatasi più per abitudine che per imposizione.
era stato circa un anno prima, che sua nonna era morta.
i suoi genitori, al supermercato, avevano fatto formare una lunga fila davanti all'unica cassa aperta cambiando all'ultimo momento diversi articoli della spesa. un'auto li ricompensò il giorno seguente. ma almeno loro qualcosa compravano.
la nonna invece si dimenticava spesso.
fu per questo che la spinse giù per la tromba delle scale, in puro stile da altruismo berbero.



ahiaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaah!

venerdì, maggio 21, 2010

Più mancano le parole, più sembra importante doverle usare

visto robin hood, voto cinque.







venerdì risotto:
risotto con le rane
si consiglia innanzitutto di trovare un'avvenente ed almeno apparentemente simpatico esemplare di rana Golia (che nella foto è quella senza capelli; e qui vi ci voglio a riconoscerla!) con relativa famiglia e vicinato condominiale. iniziare a fare conoscenza, magari uscire la sera a bere qualche cosa tutti insieme, scambiarsi i numeri di telefono, sino ad entrare in buona confidenza.
invitarle tutte a casa propria e cenare con risotto.

p.s. tenersi in contatto con le rane, nel caso capitasse poi a loro l'occasione di fare un risotto con gli uomini.

giovedì, maggio 20, 2010

Ci piacciono i termini non idonei

perchè ci ostiniamo ad usarli?
quanto può essere sorprendente un elefante che fa delle acrobazie? un leone domato, dei cavalli, dei cani che corrono.
mi sembra che tutto questo dimostri che, a parte l'uomo (e neanche sempre), tutto è mero oggetto.


/Caged/, la serie che il fotografo spagnolo Oscar Ciutat ha dedicato agli occhi degli animali dietro le sbarre di uno zoo.
tristemente glaciali.

mercoledì, maggio 19, 2010

Vi siete venduti tutti, ma vi ho comprati io

chi di voi non ha visto lo storico video del bimbo pazzo che s'incazza oltremisura per la cancellazione del suo account su World of Warcraft, non ha il diritto di frequentare Youtube.
e comunque può rimediare qui.

chi di voi invece ha avuto il divertente piacere di visionarlo, sappia che di questo matto furioso ci sono ben altri 8 video (tutti rigorosamente girati dal fratello stronzissimo che lo sputtana su Internet; qui il suo canale).
la cosa bella è che Rude Tube, un programma americano, è andato a casa di questo qui per intervistare il fratello malefico ed inaspettatamente, durante l'intervista, il bimbo pazzo è rincasato e, ovviamente e nel suo stile, si è incazzato.

c'è chi dice 'sti video sono tutti dei falsi.
anche se fosse, io mi ci sbudello lo stesso.

martedì, maggio 18, 2010

Il diretto interessato è sempre l'ultimo a sapere le cose

cari usatori di Facebook, avete l'occasione di dare una svolta alla vostra vita informatica: cancellare il vostro account.
per il 31 maggio è stato indetto il Quit Facebook Day (ti iscrivi al sito, lui ti manda un reminder il giorno del giudizio e poi ti cancelli insieme ad altra gente che ha deciso di mandare in culo Zuckerberg)!

e poi, in attesa che qualche wikipediano se ne accorga, vi suggerisco di dare un'occhiata all'ultima frase della biografia di Carlo Rossella (un babbeone berlusconiano di alto livello).
certa gente, però, dovrebbe sapere che per queste cose c'è Nonciclopedia.
brutti imbrattatori nazifasciocomundemocristiani!
update: appunto, come previsto, qualche wikipediano se n'è accorto :D
(comunque, per i curiosi, la frase recitava "E' un servo di Berlusconi!").

lunedì, maggio 17, 2010

La massa che protesta e che si oppone, rimane purtroppo una massa

informazione diretta, veritiera e senza fronzoli.
si dovrebbe prendere esempio da questa porta di un cesso di un Autogrill.

sabato, maggio 15, 2010

Ci piacciono gli oggetti non idonei

l'unica soluzione possibile è l'indifferenza dell'inevitabile.
cercare di sottrarre diventa un sommare all'ormai avviata decadenza.
c'è poco da stare tranquilli, o tanto da rimanere assopiti. è sufficiente cercare quello che si trova, accontentarsi.
riempire un foglio bianco è più difficile che riempire un foglio a righe.
riempire una frase è più difficile di riempire uno stadio.
la scorrettezza del tempo ci ricorda tutte le regole non scritte che non abbiamo rispettato.
il cielo scuro anche di maggio si mescola all'atmosfera che raccoglie in un'unica sfumatura un sacco di storture le quali, seppur sommate non raddrizzerebbero niente, perchè tutte piegate dallo stesso lato.
i supereroi sono quelli che ancora rimangono normali, solamente i cattivi sono rimasti in costume.
e della frase più assurda, più offensiva, più contraddittoria potrei farne uno striscione, una scritta sulla luna, un dipinto esposto, sicuro che nessuno si accorgerebbe del suo peso.
tutto vola.

venerdì, maggio 14, 2010

Lo strano è un superculo

c'erano posti che non avevano mai visitato.
buttarono giù una lista per iniziare, rifarsi da qualche parte. ognuno dei cinquanta- cinquantacinque che erano, scrisse qualcosa.
tra le località sbucò un nome che nemmeno su Internet compariva; sicuramente era inventato.
per questo fu l'unico che visitarono.



venerdì risotto: risotto alla menta
piatto particolare, che mi fa inorridire solo al pensiero di doverlo assaggiare. ad ogni modo, dovendo comunque preparare una schifezza, vi consiglio di utilizzare direttamente, per il sugo, il dentifricio Mentadent.
molto prelibata anche la variante al puffo.

giovedì, maggio 13, 2010

Adesso che sei morto, ne pagherai le conseguenze

povero Jimi. Jimi Hendrix.
l'uomo chitarra, il diavolo del blues.
sfogliavo un giornale di musica e l'ho visto, ma era la pagina della pubblicità.
c'era lui, con un paio di jeans, in uno scatto in bianco e nero fatto chissà da chi e chissà quando.
sicuramente non era ancora affogato nel vomito.
a volte penso a cosa avrebbe fatto, se fosse ancora vivo. se avesse avuto la roba che abbiamo adesso per registrare, che pezzi che sarebbero stati un Castles Made of Sand o un All Along The Watchtower.
poi ho sfogliato di nuovo quel giornale, il numero nuovo stavolta.
c'era lui, col suo viso che traspira fumo, dentro un televisore.
un'altra pubblicità.
povero Jimi, umiliato e finito dalla leggenda al mondo egli sponsor.
povero Jimi Hendrix.

mercoledì, maggio 12, 2010

Degno d'ogni disegno

per capire se una macchina fotografica è buona bastano poche domande. o almeno, per saperne le caratteristiche. è reflex? quanti megapixel? zoom?
lo stesso per un pc. quanta RAM? quanta memoria interna? dual core? Intel?
la cosa è espandibile a tutti gli oggetti, le domande sono più meno fisse per ciascuna categoria.
con le persone invece, le domande bisogna sceglierle. anche se poi, alla fine, ci si accorge che non servono a un cazzo.

martedì, maggio 11, 2010

Il disordine è creativo

oggi ultima lezione di storia del cinema all'università.
l'ha tenuta uno che non era la nostra solita prof, e questo l'ho dedotto perchè aveva la barba.
ci ha fatto vedere "Occupations", il corto che Lars Von Trier ha girato per il 60° anniversario del Festival di Cannes.
sono rimasto folgorato, soprattutto perchè rappresenta perfettamente quello che vorrei fare io quando la gente parla al cinema.

e questa immagine, da 9gag


impeccabile la versione sull'estinzione dei dinosauri.

lunedì, maggio 10, 2010

La curiosità è motrice

pratico ju-jitsu (se hai pensato "e che cazzo è?" ti capisco, ma vattelo a cercare su Wikipedia da solo) da un po' e la gente che trovo in palestra è magnifica.
c'è un ragazzo, e dico ragazzo porcaputtana, che ragiona ancora in Lire e non è in grado di convertire approssimativamente in Euro.
un altro, il quale in questa sua convinzione di cui sto per scrivere ha raccolto molta solidarietà, ritiene che avere un occhio chiuso non possa influire in alcun modo nella percezione della profondità, avvalorando la sua tesi con l'utleriore sua certezza che si basa sulla retoricissima domanda "e allora quelli che hanno un occhio solo come fanno?" (tutti sanno quanto sia impossibile vivere ed abituarsi a queste mancanze).
e ce ne sarebbero altri...
ah! per esempio uno, pur avendo ormai quasi cinquant'anni, fa ancora il brillante con le solite battute sconce di livello sottoinfantile pensando di essere un grande e divertentissimo. la cosa bella sta nel fatto che molti lo trovano tale.
e poi ce ne sono alcuni con tatuaggi orribili (ma orribili!). ma questi non voglio scriverli, perchè magari son gusti (includo anche uno con un'automobile veramente brutta).

poi ovviamente ci sono anche i tipi ganzi.
uno ad esempio, sta cercando i costruirsi una sorta di jetpack con materiali di fortuna. un altro ha un colorito arancione e non so perchè. un terzo, non sempre incluso nei miei preferiti, tempo fa si è rotto un dito durante una lezione e si è messo a ridere.

prima o poi ritornerò sull'argomento, perchè c'è bisogno di approfondimenti.


concludo con un paio di animali.
il primo è una mamma orsa che nello zoo di Zurigo ha salvato il suo piccolo intrappolato in cima ad un albero con il metodo più rapido e indolore: spezzando l'albero (tra l'altro ho appena scoperto che il motto della Svizzera è "uno per tutti, tutti per uno"; pensavo fosse dei tre Moschettieri).
il secondo è la pony del principe inglese Harry che è morta per un attacco cardiaco durante una partita di polo. ora, non che me ne freghi particolarmente degli equini regali, però vaffanculo. perchè cazzo si devono usare gli animali per gioco?

domenica, maggio 09, 2010

Sentirsi estranei è non esserlo

sto ascoltando un pezzo al pianoforte e l'unica stronzata che mi viene in mente è una roba in stile Pubblicità Progresso. tipo
il clima è impazzito, nuvole e piogge creano alluvioni e oscurano il sole.
intanto, 16 milioni di stendini prendono la polvere in stanzette umide e muoiono di fame.
impara a non inquinare, fa' sì che la terra torni quella di un tempo; salva uno stendino.


Power Of The Gospel di Ben Harper entra nella mie lista delle canzoni più belle di sempre.

visto basilicata coast to coast, voto otto e mezzo; quasi nove.
l'idea è mitica, i luoghi sono fantastici, la musica è fenomenale e l'amore non è scontato.
meglio di così.

sabato, maggio 08, 2010

venerdì, maggio 07, 2010

Stare dentro guardandosi dal di fuori; viceversa

epic


from here


venerdì risotto: risotto che palle ogni venerdì mi devo scervellare ma oggi non mi viene proprio in mente niente
facilissimo da preparare, è sufficiente cucinare qualcos'altro.

giovedì, maggio 06, 2010

Si chiudano gli occhi, ma non per dormire

accese il lettore mp3. lounge, perfetto.
il lounge lo allontanava completamente dal resto del mondo, dando ritmo a tutto e racchiudendolo nella più completa pace, nè allegra nè triste.
fuori pioveva, ma sembrava splendesse il sole. la musica schiariva il cielo.
si avviò cammindando a balzelli impercettibili, ma che a lui sembrava di spiccare visibilmente. nemmeno la stanchezza accumulata in notti più o meno insonni gli pesava.
era veramente tutto leggero e morbido, spigoli compresi.
riprese il controllo del pensiero, smettendo di immaginarsi una piscina tiepida circondata da divani comodissimi e rossi in cui sarebbe stato perfetto ascoltarsi il suo lounge. iniziò a pensare che doveva sbrigarsi, altrimenti avrebbe perso il treno.
anche se poi, con il lounge, l'attesa non sarebbe stata tanto snervante, nonostante il ritardo.
iniziò a camminare più rapidamente, accorgendosi poco dopo, una volta ritornato nella sua atmosfera asettica, che alle sue gambe mancava un pizzico di velocità di per seguire il tempo che gli scuoteva dolcemente i timpani.
accelerò guardandosi i piedi e cercando di conciliare il contatto della scarpa col terreno con i quattro quarti della ritmica.
con gli occhi schiacciati a terra e la testa persa chissà dove, notò che l'asfalto sotto di lui era cambiato.
non era più quello scuro dei marciapidiedi vicino a casa sua, era quello chiaro della strada. il clacson della Opel Agila si confuse nei fiati del suo lounge con volume impostato su MAX.
sentì dolore solo quando i paramedici gli tolsero le cuffie.

mercoledì, maggio 05, 2010

Condividere i sorrisi, strapparseli dalla faccia e asciugarci le lacrime

sono in studio di registrazione e non esiste il tempo.
se fuori è notte, te ne accorgi soltanto perchè si è spento il sole e si sono accesi i lampioni. i generatori eolici, che si stagliano dietro il complesso di cemento che invade gran parte della vista dalla finestra, continuano a girare solitari ma complici tra loro, separati da centinaia di metri ma in posizione come in una mischia di rugby.
la zona industriale, che avvolge la stanza costruita sopra un negozio di autoricambi, sembra fuori dal mondo e invece vi è immersa.
le note della nostra musica rimbalzano sui muri e si schiantano nelle trappole per il suono, mescolandosi a tutti gli umori possibili, estremi compresi, che abbiamo vissuto e stiamo vivendo qua dentro.
sembra di stare in casa fuori casa.
il sudore versato qua dà importanza a tutto, anche alle pause caffè, ai riascolti.
lo studio racchiude aneddoti, esperienze, lezioni, fumo, caramelle, acqua e a sua volta viene racchiuso. una cupola vetrosa di sensazioni ti fa capire quando sei dentro e quando sei fuori, ma il confine non è netto. però te ne accorgi, quando ti allontani, che piano piano quel mondo svanisce in un fade out morbido ma intenso.
entrare in studio è come perdersi tra i pensieri, stare con la testa tra le nuvole non necessariamente a fantasticare.

poi devo rettificare questo post


l'album dei Them Crooked Vultures è effettivamente, dopo numerosi ascolti, ciò che mi aspettavo: "un grande album con riff spaccaculo...roba buona insomma".
voto otto e mezzo (il mezzo è perchè mi sento in colpa per averlo precedentemente svalutato).

inoltre ho appena finito di leggere il libro di cui sotto.


io non so se Ammaniti faccia uso di acidi pesantissimi o tecniche spirituali occulte, ma questo libro è micidiale. ed il bello è che, per certi versi, non sembra nemmeno tanto assurdo.
voto nove.

concludo segnalandovi questa pagina di Wikipedia inglese sull'italian profanity che mi ha fatto discretamente sbudellare dal ridere e che mi ha passato Omar, il mio amico barbuto compagno di concerti e non solo (nel "non solo" sono escluse le orge).

martedì, maggio 04, 2010

Cineree ciniche cimici

stavo per scrivere "non date un fegato a Steve Jobs finchè non fa un'iPod da tanti giga (e per tanti intendo almeno 80) ad un prezzo abbordabile dalle mie povere tasche" quando ho letto che si è già operato da 2 mesi.
dovrò sperare in un rigetto.



si scherza, eh.

lunedì, maggio 03, 2010

Rompere è il primo passo per ricostruire

that tree
had been mutilated
by a thunder

it found a shoe
without a leg

together they could
walk

two lover birds
make them their home
and gave heat to these
inanimate things

domenica, maggio 02, 2010

sabato, maggio 01, 2010