venerdì, dicembre 02, 2016

Vi pensavo giusto oggi

mentre il mondo si riempie di odio, di ostilità tra le righe o aperta nelle strade, e i capi sono decisi, noi teniamo i cuori sul tempo di questa finta grancassa, teniamo lo stesso ritmo con la pianta del piede e non stiamo a sentire queste persone mentre ci abbracciamo.


lunedì, novembre 28, 2016

Wilder Mind

mentre la città si è addormentata da un po', noi sfrecciamo tra le luci della strada, con le luci blu dentro il corridoio dell'autobus e le luci di Natale sugli edifici del centro. tutta questa pietra e tutto questo cemento hanno sempre dormito, si sono sempre riempiti di pioggia e hanno lasciato che piedi e zoccoli le calpestassero, così adesso non succede niente mentre noi passiamo sulle ruote di questo National Express semivuoto: sono abituati.
un fratello ci aspetta a casa e noi lo raggiungeremo presto per ricostruire e distruggere insieme, o morire uno per mano dell'altro. mentre lasciamo la metropoli per la campagna non capisco cosa sto pensando. sto pensando che non ho trovato nessun regalo da riportare - non ho avuto tempo.

questo è il viaggio che dovrei ormai conoscere. passo di fianco ai vicoli bui e raccolgo una ad una le speranze che ho in corpo, l'entusiasmo che ho verso il futuro che mi proietta come una scheggia. io voglio illuminare questi volti, io voglio far stare bene le persone, tante persone.
giro con un cane che non esiste, con un fiore che non cresce né appassisce, con un marchio a fuoco della mia vocazione più grande. volo a casa a recuperare quel tipo di amore che solo lì posso trovare, scrivendo adesso un diario pubblico per poterlo rileggere tra molto tempo e sperando di salutarmi da lontano dicendo "in fondo non sono mai cambiato". condividere un'avventura, condividere un'intimità, condividere ogni paura, fa sì che ci sia un pezzo di te ovunque, quanti splendidi custodi esistono. sono pochi, sono leali, sono pazienti e soprattutto avranno questo ruolo per tutta la vita.

questi momenti sospesi si sposano perfettamente con un tappeto di suoni che ti culla come se fuori dai finestrini stessi osservando un acquario. la notte non mette fretta, la notte annulla il tempo e dà finalmente la sensazione che cerchi durante tutto il giorno: quella di poter stare tranquillo. è notte, nessuno ti chiamerà, i problemi si possono congelare, la vita si addolcisce. per questo è così profondo passare la notte con qualcuno a cui si vuole bene.
ci allontaniamo sperando che quelle centinaia di - e comunque pochissimi - semi siano finiti su un terreno favorevole. non dico il migliore, anche se tutti potrebbero esserlo.
la notte non finisce e sarà lunga, ma sta passando adesso un grande squalo balena e non voglio perdermelo.

mercoledì, novembre 16, 2016

Wish you good luck

mi hanno appena insegnato a saltare da un paese all'altro senza pensare alle scarpe che indosso, come una valigia infilata al volo nella cappelliera. mi sto muovendo veloce e non vedo dove vado, perché mi dicono che questo non è il posto giusto.
sono affacciato in campagna su una fattoria e tutti stanno correndo...
anch'io sto correndo.


mercoledì, ottobre 19, 2016

giovedì, ottobre 13, 2016

Are you paying attention? Because I am talking

la-scia ca-dere
questo sintomo un singulto un sospiro il solito respiro
t-cha


domenica, ottobre 09, 2016

Lo stesso passo in tre

prima non ti conoscevo, adesso mi manchi da morire.

"Non voglio essere soltanto una radio che suona canzoni su un palco, piuttosto voglio essere una TV a colori"

lunedì, ottobre 03, 2016

Rain in vein

a three-wheeled car
the metaphor of today
a triple stitched scar
the symbol of my age

if four becomes three
you can add one
but I can't agree
that math hurts none

I fight our fight
hand me the sword
rowing against might
take you outboard

_
and when bad comes
and never goes
what you have done
think, what's that you chose

it's like believing
to die in a dream
you are still breathing
you are the beam

giovedì, settembre 29, 2016

Colpirsi

le trombe della frustrazione squillavano, ma quella notte purissima riusciva a coprirne il rumore. era un velo di seta che si poggiava dalle tegole ai marciapiedi e dai soffitti ai pavimenti, riempiendo tutto come neve.

mercoledì, settembre 21, 2016

La vendetta in un sorriso

me ne accorsi subito, quella sera mio nonno era diverso dal solito. aveva sette tentacoli, molli e bitorzoluti, con ventose pulsanti come sanguisughe e serpenti in un'unica bestia schifosa. chiaramente non si muoveva.
i tentacoli non erano i suoi, il colore era diverso e sotto quella stretta muscolosa si intravedevano le striature blu di quei quattro che gli erano rimasti negli anni. lo girai ma dietro non c'era nulla, o almeno nulla in cui andassero a finire quelle braccia da polpo. erano circolari, come anelli di cipolla fritti; anzi no: come totani al forno.

dovevo essere caduto o svenuto perché non appena lo stupore mi abbandonò mi accorsi di essere in mezzo alla stanza. il sangue era ancora fresco su una buona parte di pavimento, quindi non doveva essere passato molto tempo dal quando avevo iniziato a fare il salotto. mi guardai nel riflesso delle pupille del cervo che avevo in casa, il lampadario che gli usciva dalla bocca era fermo, quindi potevo almeno escludere il solito terremoto.
nei grandi occhi di vetro vidi delle squame sulla schiena e una faccia dietro la nuca: tutto normale anche qui. il dolore che mi arrivava dai piedi già c'era, gli zoccoli facevano male ma me li ero cuciti da poco e dovevo aspettare almeno un mese per poter camminare con tranquillità. più o meno era successo così anche al mio tabaccaio, solo che lui per qualche malformazione alla nascita aveva tre piedi, anziché quattro. dunque meno dolore.

continuavo a non capire niente, così lasciai passare gli anni. tempo dopo ritrovai la scatola della Stunnolina e ricollegai tutto: avevo preso lo stordente perché dovevo aspettare che il nonno finisse di crescere. e invece me l'ero mangiato troppo presto.

La vendetta in un sorriso

me ne accorsi subito, quella sera mio nonno era diverso dal solito. aveva sette tentacoli, molli e bitorzoluti, con ventose pulsanti come sanguisughe e serpenti in un'unica bestia schifosa. chiaramente non si muoveva.
i tentacoli non erano i suoi, il colore era diverso e sotto quella stretta muscolosa si intravedevano le striature blu di quei quattro che gli erano rimasti negli anni. lo girai ma dietro non c'era nulla, o almeno nulla in cui andassero a finire quelle braccia da polpo. erano circolari, come anelli di cipolla fritti; anzi no: come totani al forno.

dovevo essere caduto o svenuto perché non appena lo stupore mi abbandonò mi accorsi di essere in mezzo alla stanza. il sangue era ancora fresco su una buona parte di pavimento, quindi non doveva essere passato molto tempo dal quando avevo iniziato a fare il salotto. mi guardai nel riflesso delle pupille del cervo che avevo in casa, il lampadario che gli usciva dalla bocca era fermo, quindi potevo almeno escludere il solito terremoto.
nei grandi occhi di vetro vidi delle squame sulla schiena e una faccia dietro la nuca: tutto normale anche qui. il dolore che mi arrivava dai piedi già c'era, gli zoccoli facevano male ma me li ero cuciti da poco e dovevo aspettare almeno un mese per poter camminare con tranquillità. più o meno era successo così anche al mio tabaccaio, solo che lui per qualche malformazione alla nascita aveva tre piedi, anziché quattro. dunque meno dolore.

continuavo a non capire niente, così lasciai passare gli anni. tempo dopo ritrovai la scatola della Stunnolina e ricollegai tutto: avevo preso lo stordente perché dovevo aspettare che il nonno finisse di crescere. e invece me l'era mangiato troppo presto.

Tutti all'infuori di me

gioco con me stesso per un secondo e riascolto le vecchie canzoni
ritorno davvero a quei momenti,
peccato non parlare più con chi li ho vissuti.

dove sono finiti tutti? eppure io non vi ho fatto niente
sono stato a guardare mentre andavate via
per me siete ancora persi nel deserto, e un giorno forse tornerete.

dove sono finiti tutti? non c'è più nessuno qui
così mi sposto nell'altra stanza dove la musica non arriva
è facile, è come uscire dall'acqua.
mi stavo solo rinfrescando, adesso esco dai ricordi
no anzi, ancora un po' per favore.

ora ho dieci anni, compro il diario per la scuola,
ora ho cinque anni, sento l'odore dell'impermeabile a forma di papero,
ora ho venti anni, sono sdraiato sul tappeto di notte in silenzio con la testa accanto al mio cane.

il futuro adesso non mi spaventa, i momenti passati non mi rattristano
li guardo e basta perchè sotto ho messo

la canzone giusta.

domenica, settembre 18, 2016

Even the solo's got a band around

I don't know the difference between
hip hop
and rap
but this sounds hip hop, to me



sabato, settembre 17, 2016

Da uno al giorno, a niente mai

con il vizio di incollare i propri occhi a uno schermo, la brutta abitudine di non lasciare più spazio a se stessi, alla fine qualcosa arriva alla saturazione. della bomba ci si accorge solamente quando esplode.

giovedì, febbraio 18, 2016

La rima baciata. Da chi?

United States you were our place
of all our glory of all our disgrace
we loved we cried we played we fought
we listened we created we prayed we lost

adesso la gente ci guarda e non sa chi sta guardando,
non sa che dovremmo essere la fuori, a girare il mondo.
che la nostra avventura sia finita così presto?
mi rifiuto di crederlo, o forse è un pretesto
per non staccare la testa da questo sogno vitale
e guardare avanti, fare una vita normale.

domenica, febbraio 14, 2016

Grigio felice

fatti portare 
non mi scappare
non mi scapperai 
ti trascino nella forra
tra le spighe del grano giallo
spariscono le tue grida
la pioggia ricompatta la terra
ed io la tua buca
coperta di legna

nella forra c'è l'eco
e chi altro
lo può sentire 
se non le mie orecchie
le tue orecchie
e quelle degli animali
che verranno a mangiarti

imponeva il lato curvo della vanga sul suo corpo legato e lo percuoteva con l'angolazione migliore, che si userebbe per centrare un insetto. la soddisfazione dei suoi occhi superava quella del cuore, pieno di sangue di nuovo, a portare ossigeno e vita al suo corpo apatico e alla sua mente abulica. il ferro sfracella il torace portandosi via pezzi di naso e altre parti del viso, mentre la terra vola tra gli schizzi di sangue e saliva che saltano dal basso come lanciati da minuscole catapulte, in lotta con una doccia di pioggia e sudore che arriva forte nella direzione opposta. a parte i tonfi, c'è un silenzio di tomba.