giovedì, settembre 29, 2016

Colpirsi

le trombe della frustrazione squillavano, ma quella notte purissima riusciva a coprirne il rumore. era un velo di seta che si poggiava dalle tegole ai marciapiedi e dai soffitti ai pavimenti, riempiendo tutto come neve.

mercoledì, settembre 21, 2016

La vendetta in un sorriso

me ne accorsi subito, quella sera mio nonno era diverso dal solito. aveva sette tentacoli, molli e bitorzoluti, con ventose pulsanti come sanguisughe e serpenti in un'unica bestia schifosa. chiaramente non si muoveva.
i tentacoli non erano i suoi, il colore era diverso e sotto quella stretta muscolosa si intravedevano le striature blu di quei quattro che gli erano rimasti negli anni. lo girai ma dietro non c'era nulla, o almeno nulla in cui andassero a finire quelle braccia da polpo. erano circolari, come anelli di cipolla fritti; anzi no: come totani al forno.

dovevo essere caduto o svenuto perché non appena lo stupore mi abbandonò mi accorsi di essere in mezzo alla stanza. il sangue era ancora fresco su una buona parte di pavimento, quindi non doveva essere passato molto tempo dal quando avevo iniziato a fare il salotto. mi guardai nel riflesso delle pupille del cervo che avevo in casa, il lampadario che gli usciva dalla bocca era fermo, quindi potevo almeno escludere il solito terremoto.
nei grandi occhi di vetro vidi delle squame sulla schiena e una faccia dietro la nuca: tutto normale anche qui. il dolore che mi arrivava dai piedi già c'era, gli zoccoli facevano male ma me li ero cuciti da poco e dovevo aspettare almeno un mese per poter camminare con tranquillità. più o meno era successo così anche al mio tabaccaio, solo che lui per qualche malformazione alla nascita aveva tre piedi, anziché quattro. dunque meno dolore.

continuavo a non capire niente, così lasciai passare gli anni. tempo dopo ritrovai la scatola della Stunnolina e ricollegai tutto: avevo preso lo stordente perché dovevo aspettare che il nonno finisse di crescere. e invece me l'ero mangiato troppo presto.

La vendetta in un sorriso

me ne accorsi subito, quella sera mio nonno era diverso dal solito. aveva sette tentacoli, molli e bitorzoluti, con ventose pulsanti come sanguisughe e serpenti in un'unica bestia schifosa. chiaramente non si muoveva.
i tentacoli non erano i suoi, il colore era diverso e sotto quella stretta muscolosa si intravedevano le striature blu di quei quattro che gli erano rimasti negli anni. lo girai ma dietro non c'era nulla, o almeno nulla in cui andassero a finire quelle braccia da polpo. erano circolari, come anelli di cipolla fritti; anzi no: come totani al forno.

dovevo essere caduto o svenuto perché non appena lo stupore mi abbandonò mi accorsi di essere in mezzo alla stanza. il sangue era ancora fresco su una buona parte di pavimento, quindi non doveva essere passato molto tempo dal quando avevo iniziato a fare il salotto. mi guardai nel riflesso delle pupille del cervo che avevo in casa, il lampadario che gli usciva dalla bocca era fermo, quindi potevo almeno escludere il solito terremoto.
nei grandi occhi di vetro vidi delle squame sulla schiena e una faccia dietro la nuca: tutto normale anche qui. il dolore che mi arrivava dai piedi già c'era, gli zoccoli facevano male ma me li ero cuciti da poco e dovevo aspettare almeno un mese per poter camminare con tranquillità. più o meno era successo così anche al mio tabaccaio, solo che lui per qualche malformazione alla nascita aveva tre piedi, anziché quattro. dunque meno dolore.

continuavo a non capire niente, così lasciai passare gli anni. tempo dopo ritrovai la scatola della Stunnolina e ricollegai tutto: avevo preso lo stordente perché dovevo aspettare che il nonno finisse di crescere. e invece me l'era mangiato troppo presto.

Tutti all'infuori di me

gioco con me stesso per un secondo e riascolto le vecchie canzoni
ritorno davvero a quei momenti,
peccato non parlare più con chi li ho vissuti.

dove sono finiti tutti? eppure io non vi ho fatto niente
sono stato a guardare mentre andavate via
per me siete ancora persi nel deserto, e un giorno forse tornerete.

dove sono finiti tutti? non c'è più nessuno qui
così mi sposto nell'altra stanza dove la musica non arriva
è facile, è come uscire dall'acqua.
mi stavo solo rinfrescando, adesso esco dai ricordi
no anzi, ancora un po' per favore.

ora ho dieci anni, compro il diario per la scuola,
ora ho cinque anni, sento l'odore dell'impermeabile a forma di papero,
ora ho venti anni, sono sdraiato sul tappeto di notte in silenzio con la testa accanto al mio cane.

il futuro adesso non mi spaventa, i momenti passati non mi rattristano
li guardo e basta perchè sotto ho messo

la canzone giusta.

domenica, settembre 18, 2016

Even the solo's got a band around

I don't know the difference between
hip hop
and rap
but this sounds hip hop, to me



sabato, settembre 17, 2016

Da uno al giorno, a niente mai

con il vizio di incollare i propri occhi a uno schermo, la brutta abitudine di non lasciare più spazio a se stessi, alla fine qualcosa arriva alla saturazione. della bomba ci si accorge solamente quando esplode.