sabato, giugno 30, 2012

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venerdì, giugno 29, 2012

A

z

giovedì, giugno 28, 2012


mercoledì, giugno 27, 2012

Slegati, dentro legati

ecco l'entusiasmo chiuso in un cestino, pronto a schizzare fuori stappandosi come birra atomica. sale la pressione, salgono le bollicine, si sposta l'asse terrestre ma
tu non ci sei.
ed hai le chiavi della macchina.

martedì, giugno 26, 2012

Indecifriamolo


lunedì, giugno 25, 2012

Perché urlare, quando nessuno ci tappa la bocca?

e prende il libro e lo tira a terra, prende il televisore e lo rovescia, stacca la libreria dal muro, sfonda la porta, lancia oggetti contro altri oggetti, distrugge la parete di cartongesso, brandisce quella chitarra inutilizzata e la usa come ascia, rompe qualunque cosa gli vada, in pochi ma intensi minuti di collera profonda.
poi si guarda intorno respirando forte, con i pensieri che si alternano tra i motivi della rabbia e la dura presa di coscienza di ciò che ha appena fatto, il rimorso.
allora torna nell'altra stanza a rimettere lo strumento a posto, quando si accorge che non c'è più nessuno.

domenica, giugno 24, 2012

Domanotte

"chiudetevi, occhi, e lasciatemi dormire."
"no, chiuditi tu e lasciaci guardare."

sabato, giugno 23, 2012

Comprendersi, per poi prendersi

continua ad indossare un vestito da donna, anche se non ha più le forme, le movenze, gli atteggiamenti di una donna. è anziana, ma tiene ancora quel vestito lungo, a fiori, che le stava bene prima e che adesso la copre soltanto. dopotutto, è e rimarrà una donna. al di là degli estetismi.

venerdì, giugno 22, 2012

qual è il ballo preferito dall'olio?
il liscio.

giovedì, giugno 21, 2012

Altro, altri

come mi è arrivato, lo incollo qui. un racconto del mio amico E. che mi è piaciuto, e che ho voluto ospitare.

Titolo: sparare al cuore

Ho puntato la sveglia alle sette e un quarto come tutti i giorni ma sono sveglio già da un po’; aspetto solo che suoni per spegnerla e stare un altro quarto d’ora nel letto, al caldo: il caldo mi fa pensare a lei, io e lei abbracciati, io che le sfioro le dita, le accarezzo i capelli. Intanto sono già dieci alle otto, dovrei essere già uscito e invece sono qui in pigiama indeciso se col latte mangiare biscotti o cereali.
Per strada ascolto un cd, ‘’Hardaswallow’’ dei Radical Stuff, anzi veramente ascolto una traccia sola, ho sentito solo quella e non riesco a togliermela dalla testa; penso che di solito non mi piace ascoltare musica la mattina presto tranne quando sono sereno, guardo il cielo senza nuvole e mi metto un attimo a camminare all’indietro, mi tolgo il cappuccio per lasciare che il sole si stenda su tutto il mio viso, appoggio le mani dietro la nuca, rido, I wish you were here.
Intanto mi ricordo che avrei dovuto svegliare mia mamma, ultimamente mi chiede sempre di chiamarla quando mi alzo perché vuole controllare che non metta la felpa bucata per andare a scuola. Oggi c’è il compito italiano, io sono curvo sul banco con i gomiti nudi che escono dalle maniche strappate, mentre scelgo tra le tracce quella per cui si debba avere studiato meno e riflettere di più, ma nei miei pensieri c’è spazio per una cosa sola che sfocia in mille situazioni diverse: lei di spalle, io che mi avvicino e le prendo la mano, oppure io che vado di corsa sotto casa sua, sudato fradicio, per dirle cose che non avrò mai il coraggio di dire, io che le offro da bere, lei che cerca il mio sguardo, io che la bacio sulla bocca. Mentre cammino per le vie della mia mente assieme a lei accorgendomi che la sua presenza renderebbe magico qualsiasi inferno, la campanella mi ricorda che devo scrivere un tema e butto giù qualche riga natami in testa tra una fantasia e l’altra; consegno quasi in bianco e per il resto delle ore mi avvolgo nell’invisibilità, non parlo con nessuno e nessuno parla con me, sto nel mio aspettandomi che nessuno provi ad entrarci. Sono sempre stato un fantasma a scuola, gli amici sono bocciati tutti, sopravvivo da solo sotto gli occhi dei compagni che mi guardano come si guarda un animale strano; dal mio silenzio si difendono con l’arroganza, ma alla loro arroganza non sono mai stato capace di reagire, lasciando poco a poco che la mia personalità venisse schiacciata in questo ambiente. Vado avanti nell’anonimato.
A casa metto su ‘’In Dopa’’ dei Sangue Misto, ripetendola all’infinito; in tre parole fa stare bene. È ideale per accompagnare l’eccitazione che mi frizza in corpo: domani ho l’appuntamento con Noemi, mi prende bene e non devo farmela passare. Sì, Noemi, la lei che ha abitato nei miei pensieri tutta la mattina, ma che in realtà ci abita già da un po’; non voglio abbandonare l’ebbrezza che sento in circolo e non devo permettere a niente di buttarmi giù, voglio mostrarle tutto l’entusiasmo che di solito resta nascosto sotto quella patina di depressione apatica che mi mette lo stare in classe.
Vado a letto accoccolato nel caldo delle coperte e nel caldo delle mie immaginazioni d’amore, chiudo gli occhi e mi addormento col sorriso.

Dormo poco comunque, non riesco a sgomberare la mente, quindi mi sveglio prima e arrivo a scuola incredibilmente più presto del solito; oggi non c’è il sole, tira un vento freddo, penso che pioverà e che la perfezione non esiste. In classe mi sembra di essere fatto di vetro, gli sguardi dei compagni mi passano attraverso, scrutano ogni angolo della mia fragilità: mi provocano, ogni loro gesto mi appare come un oltraggio, il mio cuore accelera e comincia a farmi caldo, ho prurito, vedo nero. ‘’Non mi toccate, vi ammazzo’’, penso, ma intanto sono diventato rigido come un pezzo di ghiaccio e potrei spezzarmi al minimo movimento delle labbra o delle dita; creare è così difficile, ma per rovinare basta una parola. Mi sento abbattuto, l’entusiasmo che mi danzava dentro crolla di colpo, nel sangue comincia a scorrermi una rabbia dal sapore schifoso, una rabbia inerte e vergognosa. Me ne vado. Continuo a pensare a come sia più facile distruggere che costruire, offendere che consolare, fare male piuttosto che fare bene. Mentre vado alla deriva mi telefona Noemi: vorrei dirle qualcosa ma in mente ho un ritornello, vi odio vi odio vi odio, come se gli Wretched stessero suonando nel mio cervello; ho bisogno di sfogarmi ma non devo farlo su di lei, rovinerei tutto. Mentre riattacco senza dire una parola, ho già inteso che oggi non andrò all’appuntamento, non voglio che mi veda naufragato in queste sensazioni, in questi pensieri da depresso, non voglio che veda solo il mio lato sbagliato, non so per quanto durerà né quando e se coglierò l’occasione di riscattarmi.
Sta piovendo adesso che cammino verso casa, mi fermo nel punto dove di solito la mattina mi volto a guardare il sole che ora non si vede, e in testa ho l’odore dell’asfalto bagnato e i miei compagni di classe e Noemi; salgo e mi chiudo in camera ad ascoltare qualche pezzo rabbioso e graffiante di Kaos One.
Van Gogh si suicidò sparandosi al cuore; mi sembra così romantico, mentre io mi sento solamente un idiota incapace di combattere se stesso e, come se non bastasse, mia madre ha veramente buttato via la mia felpa strappata.

mercoledì, giugno 20, 2012

Si pensa ai modelli, e non a modellare

mentre lo skateboard vola roteando su se stesso i piedi si staccano dalla tavola e si immergono nell'aria, protetti e fasciati dentro le scarpe. la gravità attacca il legno e le ruote, che cadono a terra nel tempo di una ventata, sbattendo senza rumore sul cemento liscio, mentre nient'altro li segue.
quelle gambe di prima, la felpa di un verde arboreo ed i jeans al ginocchio, le dieci dita piegate verso il basso, le altre dieci allargate a ragno e sollevate dalle braccia, l'espressione concentrata, non si vedono più in quell'inquadratura troppo stretta che è il mondo. stanno già volando, e sono al di sopra di tutti i cieli.

lunedì, giugno 18, 2012

Farsi il verso, automaticamente ed inconsapevolmente

le misteriose dinamiche del dentifricio, in cui non si riesce bene a capire come strizzarlo per farne uscire la giusta quantità. nemmeno dopo anni di esperienza; rimane sempre quell'interno occulto, che non si capisce se sia aria o pasta.
c'è un metodo scientifico ed infallibile, che prescrive di partire dal fondo del tubetto e lentamente risalire premendo con i pollici. questo evita ogni spreco e permette un perfetto dosaggio. ma toglie anche ogni brivido, ogni bellezza di veder schizzar fuori una palla enorme di dentifricio colorato che va a spiaccicarsi dentro al lavandino, ormai irrecuperabile.

domenica, giugno 17, 2012

Tassativo, l'orario indicativo

il cartone del latte mi guarda in maniera orrenda mentre mi avvicino con le forbici. le cavalco, ci sto sopra e mi muovo con una gru dalle gambe di bastoni, faccio passi rapidi ma poco frequenti. è per questo che la confezione Tetra Pak si scortica viva e scappa via mezza dilaniata, lasciando il latte a forma di piccola torre, lì, a fissarmi senza gli occhi.

sabato, giugno 16, 2012

Le responsabilità della faticosa selezione

siamo qui da un po'. una volta hanno guardato da questa parte e ci hanno visti, ancora piccoli. ci hanno persi di vista, senza interesse, lasciandoci nella nostra biglia immensa a girovagare.
sono tornati e ci hanno cercati, trovandoci. siamo ancora qui, dove ci avevano lasciati, solamente cresciuti.
sanno che anche le prossime volte che ci faranno visita, ci potranno ancora vedere, sempre più consumati, ma sempre lì. sanno anche che, "passato un po' di tempo", come diciamo noi, ci troveranno a galla come fossimo in un acquario.

venerdì, giugno 15, 2012

L'appagamento di una trasmissione

i ringraziamenti che arrivano a decine, ma diventano unità, di fronte a quelli dovuti.

giovedì, giugno 14, 2012

In due, tendersi e distendersi

la Spagna domina quattro a zero, l'Irlanda è distrutta dalla nazionale di calcio più forte al mondo. nemmeno la rabbia e la grinta di giocatori tenaci e decisi riescono a trovare sfogo, tante sono la leziosità e la spiazzante bravura degli avversari.
eppure sugli spalti, a pochi minuti dalla fine, mentre tutto si conferma irrimediabile, i tifosi irlandesi si mettono a cantare.

mercoledì, giugno 13, 2012

950

lui le si avvicinò e le disse una frase simpatica e dolce allo stesso tempo. lei fece un sorriso e tutto si aggiustò, le lacrime smisero di bagnarle il viso, i litigi e le tensioni cessarono di circondarli.
ma poiché non era un film, quello che si aspettava non accadde. lei lo guardò con aria scocciata, negli occhi le si leggeva tutta la delusione di non essere stata capita, per l'ennesima volta. poi smise di piangere.
lui allora le prese la mano, sicuro del suo risultato, sempre più felice. e non si accorse di niente.

martedì, giugno 12, 2012

Madonna, come non saper invecchiare

ecco, oggi non ho perso tempo. ho visto le idee degli altri, non le ho guardate distrattamente, le ho apprezzate, mi ci sono soffermato. ho "fruito", ecco.
un canale di cui mi ero dimenticato.
un canale che ho scoperto.

lunedì, giugno 11, 2012

Dopotutto, più niente

afferrò la terra strappandosi le unghie, tentando di fermarsi prima di cadere. disperatamente senza più nessun appiglio andò dietro a chi voleva portarlo via, e lasciò anche gli ultimi fili d'erba che era riuscito ad acciuffare.
seguì la caduta assecondandola, distendendo gambe e braccia all'indietro, cercando di cadere nella direzione più perpendicolare possibile. con la testa dal lato opposto ed i piedi verso il cielo, iniziò a cadere nell'altro verso, tornando dov'era prima. si aggrappò di nuovo, stavolta più saldamente, in attesa che finisse tutto.

domenica, giugno 10, 2012

Sapere di che si parla, ma non saperne parlare

senti come ti martella i pensieri, li attacca al petto con i suoi colpi rapidissimi, che non si sfiorano altro che con le orecchie. ti ha accarezzato e tutti adesso lo sanno.
sei fradicio dal sudore dell'attesa, dall'acqua che ti ha pulito.

sabato, giugno 09, 2012

Fa parte del gioco quel che non è giocare

ci sono un po' troppi verbi in circolazione, meglio quadrare il cerchio. sento che presto arriveranno i metanodotti, armati di cucchiai e torte speziate, ad attaccare quadretti orribili in tutte le nostre case. togliete i muri, così non potranno far niente. e non date loro fuoco, per ovvie ragioni. e non scoreggiate, o si sentiranno a casa.
tutto ciò non ha molto senso, ma è la verità. quando i verbi (come dicevo all'inizio) inizieranno a prolificare non ci sarà più niente da poter voler essere fatto fare attenzione, ecco, stanno arrivando andando giocherellando bighellonando sono scatenati, meglio non usarli affettarli manganellarli. maledizione! una frase senza verbi, assolutamente. basta parole, altrimenti confusione.

venerdì, giugno 08, 2012

Perdere tempo non è tempo perso

"è tardi, vado di frutta" disse il verduraio.

giovedì, giugno 07, 2012

Prepararsi insieme, a stare da soli

Sei tu,
sei ancora sempre e solo tu
che voli con ali improvvise e poi cadi giù
hai mai pensato che mi mangi il cuore e l'anima?
Non importa
Avrei dovuto amarti un po' di più.
Sei solo,
semplicemente solo
Ti guardi allo specchio e non ti riconosci più

Sei tu,
sei ancora e sempre e solo tu
con quell'aria di chi se ne frega e non ti cerca più
ti sei accorto che hai gli occhi ancora lucidi?
Non importa
Ti ho visto piangere mille volte ormai
Sei solo,
semplicemente solo
Ti guardi allo specchio e non ti riconosci più
Avrei voluto
Avrei forse potuto
Insieme a te conquistare il mondo
Non vorrai mica scendere?

rimane la batteria. rimane Franz Valente a picchiare con le bacchette rovesciate, sul suo rullante senza coda, dal suono di cartone alla John Bonham. il ritmo cambia, il pezzo prende velocità.

hai mai pensato che
La vita è breve e noi

ecco anche Capovilla e Favero, rispettivamente voce e basso.

Abbiamo perso tanto tempo smarriti nella città?

adesso, tra pochissimo, i brividi. "fors'anche noi stessi", dillo. esplodono le chitarre, i suoni, la gravità e la durezza lirica. genio, Il Teatro degli Orrori ed il suo spettacolo migliore.

Abbiamo smarrito fors'anche noi stessi
anche noi stessi

si riabbassa la dinamica, ma stavolta con il charleston ad incalzare, con Mirai a sostenere, dare forza a questo nuovo verso.

Hai mai pensato che
Non è finita qui?
Possiamo fare molto peggio e scendere un po' più giù.
Si scendere un po' più giù...giù giù

"oh sì scendere un po' più giù giù giù..." di nuovo, un altro brivido (di poco meno intenso).

scendere un po' più giù
Un po' più giù..

un freno enorme, dei colpi radi di timbrica e melodia preparano all'ultima corsa, nel buio.

Sei tu,
sei ancora e sempre e solo tu
con quell'aria di chi se ne frega e non ti cerca più
ti sei accorto che hai gli occhi ancora lucidi?

il titolo della canzone è pronunciato, ampliato, continuato, urlato senza urla. e poi finisce.

Ma poi scende la notte
E il buio circonda le nostre vite
Non più libere
Non più libere
Non più libere
Non più libere.....

mercoledì, giugno 06, 2012

Sempre, sempre, sempre specificare

se riversare la dolcezza delle parole risulta difficile, di tanto in tanto
e sembra impossibile sempre
allora anche stringere
i denti
di là da un vetro spesso e trasparente
gli fa da eco.
spaccarcisi il naso, su quel muro di nessun colore
che si può solo toccare
che non frena l'odore di lei
o di loro.
riprendersi quella
acciuffare, finalmente, quelli
tutti insieme, noi da soli
mentre soltanto qualche parola
riesce a scivolare assieme alle esplosioni, di tanto in tanto.

e questa mi ha aiutato.

martedì, giugno 05, 2012

Rimedio corrosivo

nello stereo il Teatro degli Orrori, sotto i piedi la ghiaia. la macchina ferma sul vialetto coi fari puntati ad abbagliare, i passi velocissimi là fuori, al clima ibrido d'inizio estate, verso il grosso cancello ferrato.
il Notte era in quel momento un olivo dal tronco robusto e nodoso, basso e ricurvo.
una vera e propria corsa subito dopo lo scatto della chiusura, dritta verso il muso della macchina, poi di lato sulla portiera, infine dentro.
il Notte, erano le due stelle che si distinguevano proprio tra i rami dell'albero, sparati in aria dalla natura in modo casuale.
guardando indietro, la retromarcia sulla terra battuta, seguita dall'abituale manovra. giù per la discesa asfaltata, con l'atmosfera sigillata e silenziosa, avvolta dalla musica a tutto volume. aveva paura del Notte, perché l'aveva visto con la coda dell'occhio, proprio appena sceso due minuti prima. aveva notato il suo scatto buio, dentro il nuovo corpo ed i nuovi occhi.
il Notte lo osservava, ed avrebbe continuato sempre, senza avvicinarglisi mai.

lunedì, giugno 04, 2012

Lasciar perdere, far vincere

di sé, si dà il suo sì
c'è non

domenica, giugno 03, 2012

autoimpossibilitatosi.

sabato, giugno 02, 2012

Di ogni tipo, di uguale origine

Andrea Pazienza era un grande.
il più grande fumettista italiano di tutti i tempi.
e stavolta m'è venuto in mente, e l'ho messo, qua sotto.



venerdì, giugno 01, 2012

Tutto, ma non qualunque cosa

"ecco, il problema è proprio questo."
"quale?"
"questo"
"questo quale?"
"questo qui, di cui si parlava ora"
"non vedo nulla"
"ma sei scemo?"
"eh no, sopra non c'è scritto nulla, la conversazione è iniziata così"
"appunto, è iniziata, dunque c'è un inizio"
"sì ok, ma, l'inizio...nel senso, è iniziata come se fosse già iniziata prima di iniziare"
"come se fosse partita già a metà intendi?"
"esattamente"
"ecco, il problema è proprio questo."